<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100</id><updated>2011-04-22T00:12:41.376+02:00</updated><category term='finzioni'/><category term='nozioni'/><category term='lozioni'/><title type='text'>polimathia</title><subtitle type='html'>collasso e risa recheran l'ore</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>62</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-8747845488784094776</id><published>2007-03-06T22:00:00.000+01:00</published><updated>2007-03-06T22:17:56.414+01:00</updated><title type='text'>Le 5 cose</title><content type='html'>Accetto di buon grado il passaggio della catena di &lt;a href="http://doppiosei.splinder.com/post/11231509"&gt;Marco&lt;/a&gt;. La decisione in realtà è semplice: i piccoli giochi con semplici regole danno quasi sempre soddisfazione.&lt;br /&gt;"Le 5 cose che non sapete di me" non so in che misura valgano qui, dato che qui non c’è nessuno. C’è una voce narrante che non vorrebbe il peso di avere qui una identità. Non certamente una identità posizionabile, spendibile, monetizzabile, pingàbile, trackbackabile.&lt;br /&gt;Del resto &lt;a href="http://polimathia.blogspot.com/2006/11/biss-boba-manifesto.html"&gt;ho già aderito&lt;/a&gt;. Lapo Leccomona sono io ma potresti esserlo anche tu.&lt;br /&gt;Ma navigare e avere come unico spunto lo spessore delle onde, spossa.&lt;br /&gt;Ben venga il giochino.&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;Colleziono scontrini. Il primo che ho è del 1986. A dire il vero da qualche anno ho lasciato un po’ perdere. Un tempo li selezionavo. Ora ho semplicemente il portafoglio pieno di carte, che di tanto in tanto svuoto e accantono. Tecnicamente – e in che altro modo? – non credo si possa parlare di collezione. Una collezione prevede un universo finito di cose. Una volontà normativa di conclusione. Una pedanteria. Una teca che &lt;a href="http://polimathia.blogspot.com/2007/01/commesso-cula.html"&gt;preveda il collezionante&lt;/a&gt;. Un gioco finito. Per questo non amo Borges.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Borges mi lascia freddo. Vedi sopra.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ho una famiglia. Intendo non un padre, un fratello, dei parenti eccetera. Ho una cosa che comincia da me. Ho una donna e una figlia. Non ho più la libertà che immagina un adolescente senza soldi né patente: una libertà come piena manovrabilità della propria esistenza. La mia libertà è avere con me loro, le ho addosso, mi sono vicine, mi sono accanto. Le loro voci e i loro corpi sono vaste, e intense, molto più del mio più affannoso respiro.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ho giocato come un pazzo col Lego. L’ho amato tanto. Ricordo nettamente &lt;a href="http://www.hccamsterdam.nl/brickfactory/theme/techni03.htm"&gt;le scatole 8844 e 8859&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il motivo del successo planetario di Wordpress è che è come il Lego. Un minimo nucleo, personalizzabile virtualmente all’infinito in modo semplice e efficace. Robusto e colorato. Non a caso Wordpress ha fatto presa su un’intera generazione venuta su col Lego.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ho già scritto l’ultimo post di questo blog. Tra le onde cerco di pensare come superare l’estrema cosa che ho da dire. La cosa più semplice è darsi nuove regole, nuovi regoli, nuovi Lego.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Passo la palla a &lt;a href="http://prologodelproctologo.blogspot.com/"&gt;Manerrante&lt;/a&gt;. Manerrante arriva tardi alla tecnologia, ma ci arriva. Entro due anni avrà anche lui un blog e avrà agio di perpetuare la catena. Per intanto differisco.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-8747845488784094776?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/8747845488784094776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=8747845488784094776' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/8747845488784094776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/8747845488784094776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2007/03/le-5-cose.html' title='Le 5 cose'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-5199785831989128106</id><published>2007-03-01T18:16:00.000+01:00</published><updated>2007-03-01T18:17:38.926+01:00</updated><title type='text'>Blu oltremare</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il decollo coincide – con la decollazione di questa lunga giornata – per la gioia crudele della stanchezza – il velivolo vira – vira verso il mare – in modo da evitare la città eterna – vira per evirare questa lunga giornata – ch’abbia a finire – e nel mentre che continua a virare – per quest’uomo che è ora – solo occhi – per tutto l’oblò di questa lunga giornata – sorgente – secante – si dà il mare – silenzio soffocante – spasmo – adorante – qui – ma – remoto – mare &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;––––––– ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^ ––––––– (complanare – compagine – alare – compare – come piastra – superficiale – vasta – temperatura –&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;basale -- battito – vasta sfera – equo – liquore – serrata di sfintere – e – lineamento e – &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;sfinimento – della – umana – fi – ni – tu – di – ne ) ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ blu ^ ^^ ^ oltremare ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ &lt;s&gt;ciò in virtù di cui esiste l’oltre – 1) essere 2) permanenza 3) oltre quattro mare&lt;/s&gt; – &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^^ ^ ^ ^ ^ ^ e prima d’esso la battigia – che corre lunghesso il fronte della placida marea – la mite battaglia della marea – la si vede perpetrata – perpetuata sulla superficie del mare – prosperare in piccole – e regolari increspature d’onda – quest’uomo le vede dall’oblò mentre – l’aereo vira – innalzarsi sulla verticale -- la mite processione delle increspature sul mare turchese – poi cobalto – e oltremare – procede regolare nel cielo – non si distingue mare dal cielo – che si fa pervinca per via che il sole tramonta – e monta l’amore tramortito del puro guardare – del sapere – che – non c’è soluzione tra cielo e mare – c’è solo il degradare del blu – che non sa se cielo o mare – sono quale degradare – sono quale decollare --&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;il collimare cielo/mare – è &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;– una stessa sostanza visuale – uno stesso strato che strazia – e che sazia – il per sempre placato – blu oltremare – l’attuale della gioia – amaro re – il persuaso – che non si sottrae – colui – il quale – è – qui – ma – remoto – mare&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;– che – qui è – mare – moto – ma – chi – che remoto – è il mare&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-5199785831989128106?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/5199785831989128106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=5199785831989128106' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/5199785831989128106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/5199785831989128106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2007/03/blu-oltremare.html' title='Blu oltremare'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-2068095678496312299</id><published>2007-01-31T22:24:00.000+01:00</published><updated>2007-01-31T22:31:22.687+01:00</updated><title type='text'>Nascondi le cose lontane</title><content type='html'>"Ti sto venendo incontro". Piccola pausa. Ripete: "Ti sto venendo incontro".&lt;ti&gt;&lt;ti&gt;&lt;br /&gt;Il tono è quello della ragazzetta perentoria che non ammette replica. La sorpasso mentre continua  a parlare al cellulare. Lei largisce una finta disponibilità, giusto per assestare meglio il cappio.&lt;br /&gt;Io seguo l’altro ramo della biforcazione della strada.&lt;br /&gt;Penso brevemente al tizio all’altro capo del telefono, confuso, all’angolo, a boccheggiare una via di uscita plausibile. Mi volto a guardarla.&lt;br /&gt;Lei ha il faccino imbronciato. Le sorrido idealmente. Ma… vedo che agita una mano in cenno di saluto.&lt;br /&gt;Di lontano la sta raggiungendo un tizio. Il tizio.&lt;br /&gt;Si avvicinano sempre di più, venendosi incontro. Poi li sperdo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa cartacarbone, questa sovrapposizione eidetica tra metafora e realtà forse stasera è favorita dalla nebbia. So che mi vela, la nebbia sospesa all’incrocio mi vela, non viene che per semplificare lo sguardo, il mio, degli amanti, ancora dopo che ci sono sparito. Non nasconde le cose lontane, ma le cose vicine, e così fino al passo finale non saprò mai se c’è una luce a casa ad attendermi.&lt;br /&gt;Ma se ancora non ci sarai, amore so che sarà presto e a lungo.&lt;/ti&gt;&lt;/ti&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-2068095678496312299?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/2068095678496312299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=2068095678496312299' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/2068095678496312299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/2068095678496312299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2007/01/nascondi-le-cose-lontane.html' title='Nascondi le cose lontane'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116967534135367684</id><published>2007-01-24T22:47:00.000+01:00</published><updated>2007-01-24T22:51:53.763+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Re: foto..</title><content type='html'>Caro Fede,&lt;br /&gt;non riesco a scriverti mai, e sì che ne ho voglia… poi però non lo faccio, perché alla fine quello che ho veramente da dire lo scrivo sulla polimathia. Come un’idea regolativa della Ragione, abnorme ma da seguire come un re magio, in questo discorso ininterrotto, il soliloquio-sproloquio, il colloquio cagionevole-ragionevole cazzodei, il discorso che teniamo da sempre. (Occhio che tra poco parlo dei Merda Street). Che – come dice James – più che pubblicare sul web, privatizzo sul web. Il discorso-i discorsi che faccio sulla polimathia è esposto a tutti. Come un solo simbolico asciugamano della teatrica rimane appeso sul filo, dimenticato, esposto alle intemperie e alle mie intemperanze. Il discorso web è il massimo del pubblico eppure è come il più privato possibile. Qua il nostro amico Aureliano Viola direbbe che parliamo in definitiva di pornografia, in cui il supposto privato è solo una cornice (poco) narrativa, è in realtà un espediente di narrazione in cui assiste il pubblico, in cui è il pubblico a penetrare la scena.&lt;br /&gt;O come un altro amico, il Pittore-scultore, direbbe: il barbone è sulla via principale del centro storico, nel luogo più pubblico e visibile: eppure invisibile, né reale né immaginario. L’ignorato per eccellenza. L’ignorato esiste ma non esiste, esiste per non esistere. Ode all’ignorato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;S’ode un ignorato: eh, ma come, se s’ode non è più ignorato. (Questo è Psiche, ignoralo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ti butta e come ti piazzi? Tranquillo e lanciato? Te speto fora / cossa te offro? Il porco*io segreto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volevo dirti che da un po’ la mia hit del momento è “In a manner of speaking” rifatta dai &lt;a href="http://www.nouvellesvagues.com/english/discog.html"&gt;Nouvelle Vague&lt;/a&gt;. Suggerita da Janfranco, lo cito per quel poco di bene che fa. L’hai sentita? Mi fa impazzire. Come il nonno citato da Luttazzi: “Per smettere di fumare, mio nonno ha provato quella cosa con gli aghi, come si chiama, l’eroina. Ne va pazzo”.&lt;br /&gt;Pur essendo una cover, non mi provoca l’effetto che in genere mi fanno le cover, e cioè farmi semplicemente venire voglia di riascoltare l’originale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovo anzi che in questo caso la cover sia superiore all’originale. (Se fossi uno di quei blogger di grido, quelli a pagerank almeno 5, chiederei nella polimathia: mettete nei commenti le cover che secondo voi superano l’originale). Quelle seghe un po’ stanche da blogger. Vuoi mettere invece, chiedere una cosa del genere nel salotto Conigli: strepiti, ubriachi istantanei, fighe che vengono, bestemmie, tu però stavi già dormendo e non ti accorgi.&lt;br /&gt;Beh dicevo secondo me è meglio la cover dell’originale. L’originale dei Tuxedomoon (eccoli…) – secondo la mia sensibilità – ha gli elementi negativi di certa tanta wave: è artificiosa, troppo teatrale, troppo scatola-pop. Mi suona, mi ricorda anche per fatti generazionali gli amori/terrori di adolescente, quando quello sguardo non arriva per tutta la gita scolastica, e tu pensi che non ci sarà mai domani, che il solo domani possibile deve essere interamente occupato da lei, domani è solo il suo sì. Un non meno terrificante sì. Un suono agro come il sudore agro di adolescente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cover dei Nouvelle Vague scioglie per così dire l’intreccio, eleva la canzone al timbro perfettamente malinconico che le compete, diffondendo il gioco meraviglioso di tutto e di niente, di parole e di al di là delle parole.&lt;br /&gt;Quel senso di essere completamente avvinti da una persona, che spossessa, che spossa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi non so se si possa parlare di cover. In senso filosofico, cifrematico, dei vettori, insomma, hai capito. Hai capito Bilo non l’ho visto… in quel senso.&lt;br /&gt;“In a manner of speaking” è un brano new wave (“nuova onda”), coverizzato nel genere bossa nova (che vuol dire “nuova onda”) dal gruppo Nouvelle Vague (“nuova onda”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se una “nuova” new wave (ammesso che lo sia, certo) rifà un brano della “vecchia” new wave, cos’è?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vabbè tecnicamente è una cover, ci saranno diritti d’autore da pagare eccetera. Ma cos’è?&lt;br /&gt;È ripensare – secondo uno sensibilità musicale della stessa impronta – la stessa cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come fa Heidegger traducendo, anzi tra-ducendo, il greco dei filosofi antichi in tedesco. La sua non è per niente una traduzione letterale, tutt’altro, basta che ti leggi un po' de &lt;a href="http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaH/Heidegger_01.htm"&gt;“Il detto di Anassimandro”&lt;/a&gt; nei “Sentieri interrotti”. Dice un’altra cosa rispetto all’originale greco. E non è che gli manchi la conoscenza della lingua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua “operazione” (Giovanni Romano Bacchin possa perdonarmi) consiste in questo: il filosofo non deve tradurre la filosofia antica, ma tra-durre, portare attraverso, e cioè fare in modo che ciò che fu pensato in quella lingua sia pensato e si esprima nella nostra.&lt;br /&gt;“Il detto ci parlerà il suo linguaggio straordinario solo se avremo tolto la parola al nostro modo abituale di rappresentarci le cose, per meditare su ciò in cui consiste lo sconvolgimento del destino attuale del mondo.”&lt;br /&gt;L’Essere è un avvenimento storico, che si dà in un tempo in un modo preciso, e quello stesso darsi di allora si dà oggi in un modo diverso. Ma è la stessa cosa. Anzi, per essere precisi: è il Medesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forte, eh? Secondo te quanto me la paga il Mucchio Selvaggio una recensione come questa? Non ho mai letto una recensione che minimamente parlasse del disco. La mia mi pare ci vada vicino, no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci va vicino? FASTIDIO!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai baciamelo fatti sentire.&lt;br /&gt;Luca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 22/01/07, Fede ha scritto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    foto del concerto che abbiamo fatto venerdi' scorso al planetario di buenos aires....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116967534135367684?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116967534135367684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116967534135367684' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116967534135367684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116967534135367684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2007/01/re-foto.html' title='Re: foto..'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116950054256300774</id><published>2007-01-22T22:14:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T22:22:56.053+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Esercizi spirituali: il quotidiano al bar</title><content type='html'>Inauguriamo una nuova rubrica: esercizi spirituali, che mira all’elevamento della propria interiorità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’argomento attorno a cui ruota questo elevamento riguarda la lettura di un quotidiano al bar. Nella fattispecie di un quotidiano di proprietà del bar, in uso quindi a qualsiasi avventore.&lt;br /&gt;Per comodità si forniscono le due casistiche più estreme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.&lt;br /&gt;Lo sanno tutti che i quotidiani hanno sempre più pagine. Una copia qualsiasi del Corriere arriva anche a 70. Se lo prendo in mano per leggerlo, mi ci vuole tempo, no?&lt;br /&gt;Cosa mi chiedi se l’ho finito? È arrivato il panino, sono 70 pagine, anche se lo piego in quattro non ci sta su sto tavolino dell’ostia. Devo prima mangiare e poi finire di leggerlo. Rompi le palle che lo vuoi tu, va bene, lo piego in otto e mi ci chino sopra e continuo a leggerlo. Non sono arrivato prima io? Cazzo vuoi?&lt;br /&gt;La terza pagina è lunga, l’intervista a Fassino è lunga, le puttanate di Buona Domenica sono lunghe, non capisci che devo finire di leggere cristo d’un dio? Cazzo serve che ritorni al tavolo scocciato?&lt;br /&gt;Ma se non lo lascio neanche in treno, dopo che l’ho letto tutto, dopo che non mi serve più, lo devo dare a te che non ho ancora finito?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Elevamento di tipo 1&lt;/strong&gt;: ritirarsi nella propria interiorità e convincersi che il giornale non è del bar, ma è il proprio. Come reagiresti a un tizio che ti chiedesse di leggere il tuo giornale?&lt;br /&gt;Con la più grande calma, soffusa di una punta di stupore, col più soave dei no.&lt;br /&gt;Vuoi il giornale? Beh… no, lo sto leggendo. Guardi a lungo il tizio con la più olimpica delle espressioni. Lui se ne va dalla tua vista come evaporando. Ritorni con cardinalizia serenità all’incomprensibile articolo sugli hedge fund.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.&lt;br /&gt;Il giornale era mio ma gliel’ho dato lo stesso. Aveva ancora il turgore del giornale nuovo, ma lo stesso gliel’ho dato. Io ora sono senza e lo legge quel tizio. Sbraitava coi suoi colleghi come fosse a casa sua, e a giudicare dal proprietario, un po’ lo era. Quando è venuto qui da me per chiedermi il giornale, si è voltato solo per il tempo necessario a farmi la richiesta, anzi neppure tutto, dato che non si è fatto mancare il tempo per guardare la ragazza appena entrata. Ora è lì che lo spiegazza: non lo sa nemmeno tenere in mano. E io che cretino… ma come potevo interromperlo, rompere la sua convinzione di avere il giornale, era nelle cose. Avrei sbilanciato il peso della situazione. È così naturale che lo legga lui. Non devo rompere l’equilibrio quando il mondo viene verso di me, e vuole le cose, è un ordine così grande, così tanto più grande di me.&lt;br /&gt;Se io anche interrompessi quest’ordine, poi non saprei cosa dire, cosa fare. Meglio scomparire, quasi non essere presente, fare quello che mi si chiede. Qualcuno poi giudicherà se va bene o male.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Elevamento di tipo 2&lt;/strong&gt;: ritirarsi nella propria interiorità e convincersi che il giornale non è il proprio, ma del bar. Convincersi che non si possiede nulla, che ciò che si ha è destinato ad allontanarsi presto. Non che qualcuno ci sottrae del nostro, ma che nulla è nostro, e se lo abbiamo ci appartiene solamente di passaggio. Affidarci al bene del mondo con la dolce consapevolezza che nessun male ci può venire dal fare felici gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come detto inizialmente, si tratta di un elevamento che ruota. Simile ad una spirale che si innalza. Simile ad una torre di Babele. Spingere sé stessi a partire da sé stessi. Un tipo di moto che appare monco. Al pari di un infinito che ha un inizio.&lt;br /&gt;Simile a un tutto che vede il nulla dietro di sé. A questa visione che atterrisce l’esercizio spirituale oppone il ritrarsi nella propria interiorità, del peso specifico di un buco nero che implode.&lt;br /&gt;Alla prossima puntata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116950054256300774?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116950054256300774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116950054256300774' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116950054256300774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116950054256300774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2007/01/esercizi-spirituali-il-quotidiano-al.html' title='Esercizi spirituali: il quotidiano al bar'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116818891466971005</id><published>2007-01-07T17:53:00.000+01:00</published><updated>2007-01-07T17:58:50.076+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finzioni'/><title type='text'>Podere Torino</title><content type='html'>Podere Torino è una notoria piccola azienda agricola a ridosso della Statale.&lt;br /&gt;È nota per il fatto che durante tutto l’anno o quasi si tappezza di cartelli rettangolari scritti con incerta vernice, e con colori poco contrastati, su cui pesche e mele si offrono alla vendita in cassette. Dietro il parallelepipedo del casale, il pellegrino che la raggiungesse da sud per il Traversagno (asfaltato alla bruttodio) scorgerebbe ettari di campagna coltivati in parte ad alberi da frutto. Giunto nei pressi della Statale, riconoscerebbe la linea piatta della campagna, la facciata laterale del casale, il breve tratto trasversale della Statale, quindi di nuovo campagna.&lt;br /&gt;Pur trovandosi ancora a chilometri di distanza dai fantasmi diurni della Capitale, il pellegrino potrebbe già essere in grado di riconoscere gli Elementi Mistici che ne decorano il portale di ingresso.&lt;br /&gt;Il mite popolo del Podere Torino ha allestito inconsapevole per lo scorso 31 dicembre il secondo dei riti prescritti affinché i fantasmi diurni continuino a manifestarsi.&lt;br /&gt;I fantasmi diurni richiedono due riti principali per mantenere la loro epifania: un mensile pellegrinaggio per la Capitale nella forma della Camminata Ininterrotta, il cui sacerdote principale fu il grande &lt;a href="http://polimathia.blogspot.com/2006/09/toni-acido_28.html"&gt;Antonio Sarcofago&lt;/a&gt;, maestro della fuga dal se stesso di qualche metro prima.&lt;br /&gt;Il secondo rito consta nello Stiramento automobilistico quantomeno annuale di qualche animale di compagnia (cane o gatto). Fortunatamente/sfortunatamente il rito – come ogni savio pellegrino può ben immaginare – ha cadenza ben più che annuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro il casale, in prossimità degli alberi da frutto, la parte più giovane del popolo del podere ha allestito per san Silvestro una piccola base di lancio per alcuni razzi colorati. Altezza media del lancio: 12 metri.&lt;br /&gt;La base di lancio dista dal centro della corsia est-ovest della carreggiata della Statale circa 20 metri.&lt;br /&gt;A causa di un meccanismo di causa/effetto semplicemente comprensibile accade in quest’ordine che:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;i padroni non hanno legato il cane; &lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;i razzi fanno un baccano insopportabile al cane; &lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;il cane corre nella direzione opposta dei razzi, verso la Statale; &lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;un improvvisato automobilistico officiante del rito stira il povero cane.&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;I due cateti di 12 e 20 metri formano un triangolo rettangolo la cui ipotenusa misura metri 25.059928172283335, che è esattamente la metà della distanza che separa il &lt;a href="http://polimathia.blogspot.com/2005/12/caff-borsa.html"&gt;caffè Borsa&lt;/a&gt; dalla Trattoria al Sole, ovvero la stazione mediana tra i Percorsi Diomissilistici preferiti dal sacerdote Antonio Acido.&lt;br /&gt;Anche per quest’anno la manifestazione dei fantasmi diurni, e la liturgia della nostalgia del presente sono garantite.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116818891466971005?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116818891466971005/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116818891466971005' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116818891466971005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116818891466971005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2007/01/podere-torino.html' title='Podere Torino'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116809785502577698</id><published>2007-01-06T16:36:00.000+01:00</published><updated>2007-01-06T16:37:35.366+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finzioni'/><title type='text'>Commesso cula</title><content type='html'>Il commesso cula ha una piega perfetta dei pantaloni, tanto perfetta da sembrare più nera del completo nero che indossa. Segaligno, la bocca emersa dallo scontro delle placche della sua vita terrestre, il cui calore, alimentato da violente liti, da pose gay, dall’amore filiale, da pianti cocenti, dall’età non più giovane: il cui calore spento l’ha fissata.&lt;br /&gt;Una bocca sbalzata dai pompini e serrata dalla solitudine. &lt;br /&gt;Immobile contro i mobili occhi neri, e la pelle dura, scura. Occhi che sanno serbare per la memoria le pieghe del prepuzio. Bocca che sa serbare per la memoria la pelle che si dipana e si fa piana. Gli occhi sono chiusi per la pelle che li chiude. Gli occhi non vedono più per il tatto che li chiude. Pelle che ingoiata chiude gli occhi. Apre la bocca, udito, dita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il commesso cula è il proprietario di un negozio di gioielli del centro città. La vetrina e la porta occupano il lato corto del rettangolo del negozio, un rettangolo stretto e lungo.&lt;br /&gt;Io lo vedo la mattina passando davanti alla vetrina. Il mio sguardo inerziale impiega pochi secondi, e pure lui impercettibilmente guarda fuori chi lo guarda. &lt;br /&gt;Il suo completo nero che lo rende così visibile nel suo negozio bianco, è un fatto interiore.&lt;br /&gt;La sua eleganza è una vittoria. E la sua eleganza è una resa.&lt;br /&gt;Ha costruito se stesso nella lotta per la sua diversità, si è preso cura di sé, ha voluto fare di sé la cosa che amava, e l’esito della lotta è questa sua visibilità tutta interiore. Come i suoi gioielli si mostra senza fare sforzo.&lt;br /&gt;Come i suoi gioielli, è massimamente visibile per via della sua preziosa struttura interna.&lt;br /&gt;Perciò si stupisce ancora a tratti del mondo che lo guarda di passaggio, che gli restituisce una oggettività sconosciuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel negozio non ci sono che le teche di gioielli sopra tre bianchi parallelepipedi, più un quarto su cui poggia il registratore di cassa. Non una sedia.&lt;br /&gt;Lui stesso, così alto, si deve piegare sul registratore piegando un poco le ginocchia e avanzando col busto, in una coreografica scomodità senza scampo, per la gran parte della giornata.&lt;br /&gt;In altre occasioni l’ho visto ritto in piedi sulla porta a guardare fuori, fisso.&lt;br /&gt;Ho contato altre tre figure che conosce, con le quali sa accordarsi con la fermezza splendente dei suoi gioielli. Ho capito che la scomodità era solo dei miei occhi.&lt;br /&gt;Queste cinque pose complessive sono l’ultimo movimento che io conosca con il quale ha saputo affermare il suo raggiungimento della pace con se stesso. Con il quale sta imparando a sparire.&lt;br /&gt;A disincagliare il proprio Sé dall’individuo che è.&lt;br /&gt;Ha amato a lungo colui che è diventato. &lt;br /&gt;Poi ha capito, in realtà, di aver sempre amato solo la lotta che lo ha spinto a diventare se stesso.&lt;br /&gt;La lotta è la promessa di un volto ma non ha mai un volto, per quanto sia la cosa che più si sa riconoscere e la più bella a vedersi.&lt;br /&gt;Raramente ho visto altri luoghi in cui la bellezza manifestava così dolorosamente la sua essenziale disumanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri l’altro, durante il mio solito percorso in centro, mi sono fermato dinnanzi al negozio.&lt;br /&gt;All’interno non c’era nessuno, pur essendo aperto al pubblico.&lt;br /&gt;In vetrina ho scorto un nuovo gioiellino. Un pendaglio di alabastro, a forma di S gotica, con un piccolo diamantino su di un vertice. &lt;br /&gt;È tanto delizioso da sembrare addormentato sopra il piccolo cuscino bianco, esposto allo sguardo di tutti, e così lontano dal desiderare di essere guardato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116809785502577698?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116809785502577698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116809785502577698' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116809785502577698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116809785502577698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2007/01/commesso-cula.html' title='Commesso cula'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116561937474657157</id><published>2006-12-09T00:08:00.000+01:00</published><updated>2006-12-09T00:09:42.883+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>150 anni</title><content type='html'>Così come l’ospite ritarda&lt;br /&gt;Ad andare, rimane la pioggia&lt;br /&gt;Ovunque in giardino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una piccola goccia d’amaro&lt;br /&gt;E’ ferma nell’aria. Sei andato.&lt;br /&gt;Per questa notte non spengo la luce.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116561937474657157?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116561937474657157/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116561937474657157' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116561937474657157'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116561937474657157'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/12/150-anni.html' title='150 anni'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116474855448335381</id><published>2006-11-28T22:15:00.000+01:00</published><updated>2006-11-28T22:36:46.760+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lozioni'/><title type='text'>Application server</title><content type='html'>La maglia di lana che le vedo da seduta, che lascia aperti spiragli su una maglietta nera attillata, potrebbe parlare di non compromissione coll’ambito lavorativo. I pantaloni attillati, un poco infagottati alla caviglia, sono la penalizzazione autoinflitta del fichino consapevole.&lt;br /&gt;Un paio di stivaletti dalla strana foggia con la clitoridea punta in su.&lt;br /&gt;Ascolta me che parlo, poi ascolta un tennico dell’IT.&lt;br /&gt;Lei è la copywriter. Ahhh…&lt;br /&gt;Fa qualche sporadica domanda, per sponsorizzare il suo disinteresse per ogni aspetto tennico.&lt;br /&gt;La bellezza è altrove. Sul suo volto pallido e affilato per esempio.&lt;br /&gt;Il tennico fa l’errore di tutti i tennici.&lt;br /&gt;Parla con la convinzione che non serve che gli altri capiscano.&lt;br /&gt;Parla a manetta di quisquilie tennologiche come se l’incomprensione generale che determina fosse di giovamento a qualcuno. Probabilmente crede: a lui. Meridionale, una fittissima barba, appena pingue ma sotto la soglia entro la quale ritiene di meritare di poter andare in figa.&lt;br /&gt;Si rivolge spesso a lei. Più a lei che a me che sono il diretto interessato della sua relazione. Dice che l’application server in questo caso è Websphere e Broadvision fa solo da CMS. Grazie a Dio. Grazie a Dio lo penso io.&lt;br /&gt;Ma non capisce. Intimamente non capisce.&lt;br /&gt;Si può sedurre anche parlando di application server. Se lo sapesse fare.&lt;br /&gt;Spiega le cose senza che nulla cambi dopo che ha terminato.&lt;br /&gt;Se tutto ciò che hai è un macigno, non provare a sollevarlo. Rincorrila attorno al macigno invece.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima mossa, la prima regola della seduzione è la chiarezza. La chiarità di una radura. Una radura che possa eventualmente contenere un macigno. Bisogna creare un piccolo spazio in cui la sedotta si ritrovi. Un tranello. La regola prevede che il tranello funziona quando spontaneamente la preda ci arriva sopra.&lt;br /&gt;La seconda regola è lo spaesamento. Condurre la sedotta fuori dal piccolo spazio creato con indicazioni apparentemente verosimili. Per esempio cominciando a parlare della propria esperienza personale con un application server (è dura ma il contesto competitivo lo richiede).&lt;br /&gt;Poi attendere che dopo dieci passi si volti, e ti guardi.&lt;br /&gt;Dovrebbe sentirsi perplessa, ma in realtà già non sa più come si sente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La copywriter è silenziosa e fa domandine puntuali. E’di un’allegria un po’ altera. Molto poco truccata, eccettuati 4 pixel di rimmel che dotano le ciglia di una polena orgogliosa.&lt;br /&gt;E’ sicuramente orgogliosa di come doma le parole che scrive.&lt;br /&gt;Sa che le parole hanno lembi di bordi che sanno sprofondare, al di là della sua volontà di farli sprofondare. Questa destinazione ignota in cui desiderare scomparire talvolta l’ha vissuta nella scrittura delle sue parole. Ma ora fa la copywriter. E doma le parole.&lt;br /&gt;Questo la rende orgogliosa. Sa di poter domare quello che ha sperimentato essere l’indomabile. Confezionare quello che può togliere il fiato.&lt;br /&gt;Che non sarà mai più per lei, che adesso fa la copywriter, ma che per un poco ha riconosciuto come suo.&lt;br /&gt;Per questo porta pantaloni sgraziati senza che le gambe lunghe ne risentano. Perché vuole che non ne risentano.&lt;br /&gt;E già molto e tanto basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi chiamano un taxi. &lt;br /&gt;Arriva una Mercedes classe S gigantesca. Pulitissima. Tutta pelle nera, radica e minuscole scritte su rotori che presiedono alle più minute regolazioni, illuminate da precisissime lucine rosse e azzurre.&lt;br /&gt;Mi aspettavo automaticamente un tassista piccolo, coi baffi, amante di radio 3.&lt;br /&gt;Invece guida un tizio massiccio, con un maglione da punkabbestia, scarmigliato, con una faccia da rissa tra guardie del corpo.&lt;br /&gt;Ascolta a un volume mica basso quelli che mi sembrano i Genesis.&lt;br /&gt;Gi dico buonasera stazione centrale. Canticchia.&lt;br /&gt;Poco dopo gli dico forte che ho venti minuti per arrivare in stazione, fa un cenno, ma non cambia un cazzo nello stile di guida.&lt;br /&gt;Il taxi l’ha evidentemente rubato. Mi porta in stazione solo per fare una beffa al destino. E' così, lo so.&lt;br /&gt;Però... sa a memoria praticamente tutto l’album.&lt;br /&gt;Vedo anche che schiaccia un tastino sul lettore CD. E’ la funzione A-B. Ascoltiamo quattro volte un assolo con cori prima che lui revochi la funzione.&lt;br /&gt;Al terzo ascolto si volta un po’ e sghignazza. Ha delle fauci da masticatore di tabacco.&lt;br /&gt;Gli sorrido.&lt;br /&gt;La funzione A-B è una roba troppo sofisticata. Non mi torna per un ladro.&lt;br /&gt;In realtà non torna col personaggio tutto intero.&lt;br /&gt;Dopo un altro po’ mi sporgo e azzardo: “che live è dei Genesis?”.&lt;br /&gt;Spariglio le carte. Funziona: si volta addirittura e mi fissa un secondo con quegli occhi gialli e le guance spesse.&lt;br /&gt;Dopodichè mi conferma i Genesis, mi dice non ti preoccupare per il treno e comincia coi manoni sullo sterzo ad aggredire tutte le coppe giratorie che incontra, col cambio automatico che scala come un forsennato.&lt;br /&gt;Alza ancora il volume. Mi urla qualcosa sulle trasformazioni di Peter Gabriel che capisco a pezzi. Sento però che usa un italiano incredibile, dice “stilemi della linea melodica” e “panorama non inquinato dall’abbaglio elettronico”, ma chi cazzo è questo.&lt;br /&gt;Forse però mi fa prendere il treno.&lt;br /&gt;Fa gli ultimi due chilometri così forte che mi sento Milingo che va verso l’albergo della sua prima notte di nozze. Sollevato e allegro. Poi al papa ci pensiamo.&lt;br /&gt;Non ha messo una freccia per tutto il percorso.&lt;br /&gt;Il treno l’ho preso, grandi i Genesis.&lt;br /&gt;Abbasso gli application server.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116474855448335381?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116474855448335381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116474855448335381' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116474855448335381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116474855448335381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/11/application-server.html' title='Application server'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116474847346334784</id><published>2006-11-28T22:12:00.000+01:00</published><updated>2006-11-28T22:38:28.776+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Contributi al gioco della Jeune-Fille</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Nuove carte della Probabilità per il gioco della Jeune-Fille.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Jeune-Fille è luminosa, il profilo della sua personalità prosegue senza interruzione nella costellazione dei suoi oggetti, morbidamente accostati all’ultima moda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur avendo un vocione roco si sente la morbidezza del racconto mattutino del sogno alla propria madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo franare della femminilità: il finocchismo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116474847346334784?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.educational.rai.it/railibro/articoli.asp?id=115' title='Contributi al gioco della Jeune-Fille'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116474847346334784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116474847346334784' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116474847346334784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116474847346334784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/11/contributi-al-gioco-della-jeune-fille.html' title='Contributi al gioco della Jeune-Fille'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116431389430389666</id><published>2006-11-23T21:30:00.000+01:00</published><updated>2006-11-23T21:51:08.946+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Il marito eroe</title><content type='html'>Qualcuno forse l’ha letto tra le numerose righe de “Il Vernacoliere”.&lt;br /&gt;I ladri fuggono tra i campi. Le macchine della polizia si affossano nel fango. Un contadino col suo trattore blocca i ladri sino all’arrivo della polizia appiedata.&lt;br /&gt;Titola il giornale satirico: “O birri melmati!”. Sottotitolo: “Un eroico contadino blocca i ladri”.&lt;br /&gt;Il contadino diventa un eroe. Chi è la persona più felice, subito dopo l’interessato? Sua moglie ovviamente.&lt;br /&gt;Errore.&lt;br /&gt;Avere un marito eroe è un danno per la moglie:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;non aiuta più in casa. I soldi sono gli stessi ma adesso dice che ci vuole una colf&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;essendo l’eroe, ritiene di non dover dare spiegazioni a nessuno&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;entra e esce di casa a qualsiasi orario senza ritenere di giustificarsi&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;si balocca con l’etichetta dell’eroe, ma rimane lo stesso pigro e bugiardo di prima&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;entrando nel circuito degli eroi, vive un costante accecamento causato dal lecchinismo/sbocchinismo che compete all’eroe&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;sgrida i figli e spiega loro come vivere, ma in coscienza se ne frega di come vengono su&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;si sente il padre-marito eroe, ma piuttosto di trovare rapidamente soluzioni efficaci gli riesce solo di essere sbrigativo&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;sostanzialmente ritiene che essere eroe gli sia stato dovuto&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;si convince che nessun sottoposto per quanto bravo sia insostituibile, mentre nessuno può fare meglio di lui quello che fa&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;l’allontanamento dalla consuetudine al lavoro diretto gli fa perdere la cognizione dei tempi di esecuzione. Secondo lui basta una giornata di lavoro ma se lo facesse lui stesso ce ne metterebbe almeno una e mezza&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;perde contatto con la sostanza di essere padre e marito nel quotidiano&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;è convinto di avere la migliore visione d’insieme possibile, ma i suoi pareri su come mandare avanti casa e famiglia sono generici e sostanzialmente inutili&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;avverte di aver perso il contatto, quindi copia atteggiamenti dagli amici padri o mariti&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conclusione parrebbe essere: non durerà. E invece durerà.&lt;br /&gt;E’ ammirevole l’atteggiamento delle mogli, che dichiarano in netta maggioranza di amare in Spinoza la passione per l’uomo e la convinzione di educarlo ad un livello di consapevolezza intellettiva e soprattutto emotiva superiore. Una consapevolezza che trova superfluo un eroe.&lt;br /&gt;Erigere invece piedistalli conviene a tutti: lo scultore ci mangia, l’amministrazione comunale si dà lustro, si eleva un Modello, le mogli possono cazziare i mariti in quanto non-eroi.&lt;br /&gt;Senza sapere che la moglie dell’eroe ha gravi disagi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’allegoria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116431389430389666?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116431389430389666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116431389430389666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116431389430389666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116431389430389666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/11/il-marito-eroe.html' title='Il marito eroe'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116349346904450068</id><published>2006-11-14T09:35:00.000+01:00</published><updated>2006-11-14T09:37:49.343+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lozioni'/><title type='text'>Dramma a metà</title><content type='html'>Giovane professoressa supplente pescata a fare un gengival ad un alunno quindicenne:&lt;br /&gt;http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/11_Novembre/13/galli_marsiglia.shtml&lt;br /&gt;Il dramma è che il povero ragazzo non si è visto completare il suo gengival.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116349346904450068?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116349346904450068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116349346904450068' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116349346904450068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116349346904450068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/11/dramma-met.html' title='Dramma a metà'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116325686271634821</id><published>2006-11-11T15:53:00.000+01:00</published><updated>2006-11-13T18:04:43.223+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finzioni'/><title type='text'>Sullo specchio</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;A Gilles Deleuze&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;"[...] Non mi faccio illusioni: hanno ancora un'impostazione accademica, sono pesanti, eppure anche lì tento di scuotere, di smuovere qualcosa in me, di trattare la scrittura come un flusso, non come un codice".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe questo estrarre il senso del passato è una balbuzie. Siamo un viaggiatore che ha trasportato a lungo le proprie poche cose prese da una casa ormai lontanissima. Ora che le metti sul tavolo cosa sono. Non ricordi più a quale angolo di casa di quale serata che svenne sul giorno appartennero. Balbetti di sapere cosa sono diventate.&lt;br /&gt;Lo specchio del riconoscimento – il riconoscimento di sé come adulti – è liscio. Se si estrae qualcosa come fosse uno specchio significa che deve essere liscio.&lt;br /&gt;Hai estratto ogni cosa come uno specchio.&lt;br /&gt;Questa fatalità impedisce alla verità di affiorare. Lo specchio non porta nulla – da prima o dal basso – sulla sua superficie. È un fuoco volatile come la vanità che lo porta: lisce creature di benzina.&lt;br /&gt;Questa necessità del liscio elide ogni asperità (dubbio, mancanza di riflessione, disinteresse per un aspetto o un altro, dimenticanze) e presenta il passato come uno specchiarsi lineare – al di là della verità.&lt;br /&gt;La parola viene allora come una balbuzie, un mitragliare sillabico, una volontà di auto-convinzione. Un parlare forato. Come cosa che dimentica la sua destinazione e deve concentrarsi sulla definizione di un singolo aspetto, di una singola parola.&lt;br /&gt;È la volontà di riconoscersi allo specchio. Continuare a inspirare la benzina.&lt;br /&gt;Il passato appare su questa copertura quasi-forata.&lt;br /&gt;Perciò di cosa stai parlando Giuseppe.&lt;br /&gt;Ti agiti e sbraiti tranquillamente della gratitudine che ormai provi per chi ti ha abbandonato.&lt;br /&gt;Le tue parole sono piene di eco di non-detto, di mascherato, parole per-buchi.&lt;br /&gt;Mi ripeti i concetti solo per aumentare la superficie della copertura e comporre una silohuette sullo specchio.&lt;br /&gt;Parli quasi di nulla. Ed è così evidentemente chiaro. Abbagliante come uno sguardo che si interroga allo specchio.&lt;br /&gt;E’ questo quello che siamo riusciti a fare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se tu fossi abbastanza forte – ora che hai terminato – dovresti ricominciare da capo.&lt;br /&gt;Io non ti ho interrotto. Ho sbagliato a non interromperti? Sono rimasto a guardarti in questa svenevole sera, ed ora non ti vedo quasi.&lt;br /&gt;Non ti ho visto? Mi sono specchiato con te sulla linearità dello specchio? Anch’io chiedo perdono che si sia fatta sera?&lt;br /&gt;Perché hai voluto fare di ogni cosa uno specchio? Tu non lo sai, né io. Cosa vogliamo padroneggiare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avrei dovuto incrinare lo specchio con la voce incrinata, dirti che non è vero e non sentire le tue ragioni monosillabiche.&lt;br /&gt;Dire che ci siamo dimenticati ogni cosa, compiendo così il più grande atto di pietà e il più grande atto di ricordo. Ciò che è stato importante si è fatto carne in noi ed è stato dimenticato.&lt;br /&gt;Rimane disegnato su questa nostra pelle tesa, senza buchi, la mia la tua e tra di noi, stesa.&lt;br /&gt;Non lo specchio su cui vedi sprofondare l’orrido il cui grido attutito credi essere una gratitudine.&lt;br /&gt;Ah ecco, vedi, io di questo pudore non so parlare.&lt;br /&gt;Su questa balbuzie, su questa istantanea sapienza di specchio ora vorrai intonare quale canto? Diventare quale angelo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116325686271634821?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116325686271634821/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116325686271634821' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116325686271634821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116325686271634821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/11/sullo-specchio.html' title='Sullo specchio'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116294190100908986</id><published>2006-11-08T00:22:00.000+01:00</published><updated>2006-11-08T21:43:21.916+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Biss-a-boba manifesto</title><content type='html'>Ricevo da alcuni amici questo invito.&lt;br /&gt;Sono diventati il "gruppo Biss-a-boba, scrittori agitatori/cogitatori". Mi informano anche che sono alle prese con l’iter burocratico per creare un’etichetta indipendente di produzione musicale (disco-wave la definiscono). Non aggiungono molto altro, ve lo metto così come me l’hanno inviato.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration:line-through"&gt;Mi hanno chiesto di inserire un sondaggio, il quale cazzotta colla piattaforma blogger che uso mannaggia a loro; il layout si spacca un po' abbiate pazienza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho aggiornato il sondaggio ad un più agile sondaggio.&lt;br /&gt;~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~&lt;br /&gt;BISS-A-BOBA MANIFESTO&lt;br /&gt;Antimetafisici&lt;br /&gt;Antipessimisti&lt;br /&gt;Siamo un gruppo non specificato di scrittori dei cursori incursori, moltiplichiamo le poche mani che abbiamo e non rivendichiamo la manina enfiata dello Scrittore dell’Autore del soggetto rappresentativo di sottrazione materiale eccetera.&lt;br /&gt;Noi non siamo nessuno e siamo anche te quando produci autenticità. Prendere dal marketing la viralità, prendere dalle malattie l’inesorabilità. Andare in figa poco ma mantenendo un atteggiamento proattivo. Eccedere le aspettative sboccando più del prevedibile.&lt;br /&gt;Ecco le volontà innamorate di sé, tramite cui dichiariamo la poetica in forma aforistica fiutando l’afrore di un pensiero rinchiuso che ripudiamo.&lt;br /&gt;Prevediamo una presentazione ufficiale alla discoteca Il Muretto di Jesolo (VE) in data prossima alla precisazione, guest star e madrina della serata la modella indiana Kyla Chiahva dall'intenso sguardo interrogativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sono Lapo Leccomona ma puoi esserlo anche tu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Volontà affabulatoria&lt;/strong&gt;: calare in una cornice narrativa, scrivere del vissuto, calarsi, animare le marionette, scoprirsi marionetta. Il supposto signor Mario Netta che si alza da terra sollevandosi i piedi con le mani. Spremere la propria maturità, sottrarre dal proprio fottuto passato. Portare il peso dell’invisibile, dare gambe all’inesprimibile.&lt;br /&gt;Edit: no video no MTV no social media no web-tv, no cavalcare l’onda di carta.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Volontà affamatoria&lt;/strong&gt;: non esaurire il rigore del ragionamento, far affiorare la paratassi degli eventi, non dare conto del meccanismo, costruire altri meccanismi mentre si descrive il meccanismo, non dare conto del meccanismo: esibire una coerenza esterna glissare sulla coerenza interna, lasciare angoli carichi di sacchi. Detritismo. Turris eburnea niente da mangiare (niente da spartire con nessuno) ma a un certo punto muore diolà e facciamo una festa.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Volontà affilatoria&lt;/strong&gt;: bilanciare il ritmo, fare virare il senso verso il ritmo, verificare versificando versificare verificando, la curva di apprendimento è una curva armonica.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Volontà affastellatoria&lt;/strong&gt;: giustapposizione come giustificazione. Liberazione ramificatoria. Il tutto sottoposto alla brevitas. Verità: dire il meno possibile rischiando l’oscurità. Raschiando l’oscurità. Se serve ragliando. Spiegare ricomponendo. La risposta è una riarticolazione della domanda. Provare anagrammando. Ogni composizione è una ricomposizione. "Come fanno le radichette che sono legnose…" etc.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Volontà affascinatoria&lt;/strong&gt;: gusto per le nuances maschili, veli virili, moine manesche, no passerine no gatte magre no sepolcri imbarcati &lt;a href="http://www.educational.rai.it/railibro/articoli.asp?id=115"&gt;già esaminati da Tiqqun&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Volontà affrancatoria&lt;/strong&gt;: sosteniamo frasi come "non l’ho letto e non mi piace". Frasi armate d’ali, vocaboli vacanti, come bestemmie d’adolescente. Non avere necessariamente qualcosa da dire. Ma dirlo duro dirlo puro. Avere sempre qualcosa da dire è da preti. Strategia generale: gran fumo iniziale negli occhi a tutti. Fumo d’incenso: copiamo un po’ di miti. Ragazzettismo. Dilettantismo.&lt;br /&gt;Attenzione, da contemperare con la volontà affabulatoria, punto da riprecisare.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Volontà vaffanculatoria&lt;/strong&gt;: futurismo, gazzarra, strategia dell’imprecisione, poi a ruota alta, rimescolamento dei generi, Tagadà del periodare: mantenere un ritmo altolocato inafferrabile, sintassi tecnicamente sostenuta con profilo coprolalico, attenti poi a non sboccare sul bancone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di’ sì oppure di’ no ma finalmente di’ qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.webpollcentral.com/v2/poll.php?polls=MzEwNDk=&amp;user=polimathia" taegrt="_blank"&gt;Esprimi il tuo voto&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116294190100908986?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116294190100908986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116294190100908986' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116294190100908986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116294190100908986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/11/biss-boba-manifesto.html' title='Biss-a-boba manifesto'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116232335206885806</id><published>2006-10-31T20:35:00.000+01:00</published><updated>2006-10-31T20:38:13.123+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Alien: la clonazione</title><content type='html'>La figura di Ripley dipana la tematica del film in modo duplice, in virtù del parossismo tecnologico che ne lima con nettezza i lineamenti:&lt;br /&gt;- il tema della clonazione, come potenziamento dell’individuo, come principio di super-individuazione&lt;br /&gt;- il tema della riproduzione, legato al mostro alieno con caratteristiche di mammifero&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, presi nella loro radicalità, clonazione e riproduzione si escludono mutamente, pur essendo entrambi figure dell’evoluzione verso uno stadio di maggiore perfezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La clonazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’eroe-donna è chiamata di nuovo in vita per portare a termine una gravidanza del tutto speciale.&lt;br /&gt;Dopo un’intera saga trascorsa a distruggere mostri, Ripley ora viene clonata per poterne generare uno.&lt;br /&gt;Il destino di Ripley è incessantemente legato per tutta la saga alla distruzione dei mostri che si servono dell’uomo come osceno strumento di nascita. Anzi i mostri sembrano inoculare nell’uomo il terrore sotterraneo della gestazione e della nascita come momento puramente negativo, come dolore e spossessamento di sé dell’uomo come individuo, spezzando il ritmo biologico per cui è la sola donna a condurre il parto. Solo una donna è perciò mitologicamente in grado di affrontare i mostri riportando l’uomo – attraverso la sua esperienza di donna –  nel seno dei rapporti naturali (l’innamoramento col soldato e col dottore, la vita della bambina, la fratellanza nel pianeta-carcere).&lt;br /&gt;La commistione con il mostro fa dunque sì che la clonazione di Ripley sia un significativo avanzamento evolutivo. Il livello dello scontro si innalza e le caratteristiche dell’eroe devono di conseguenza aumentare.&lt;br /&gt;Ma – cosa più rilevante – le caratteristiche di umanità di Ripley si fanno più evanescenti. Diviene un prodotto esclusivo collocato in una lotta che non le interessa più. La sua forza e la sua efficienza biologica sembrano sovradimensionate rispetto a qualsiasi impegno morale. Del resto non c’è più una comunità di soldati o di scienziati da salvare, o bambini da proteggere.&lt;br /&gt;Diviene un oggetto perfetto inutilizzato.&lt;br /&gt;Rimane solo alla sua altezza il confronto con i mostri, questa volta a livello squisitamente personale e morale. Una moralità colloquiale e personale del tutto diversa da quella rozza e ideologica di Call.&lt;br /&gt;Uccide quindi il suo “nipote” per salvare un’umanità che non le interessa.&lt;br /&gt;Un sequel della saga dovrebbe verosimilmente vedere Ripley a fianco degli alien.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La riproduzione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inevitabile salvataggio finale della Terra (che appare luminosissima, forse bruciata dall’effetto serra) ha un puro valore decorativo e archeologico buono per un non impegnativo happy end.&lt;br /&gt;Ciò che conta è il rapporto puramente personale che Ripley intrattiene cogli alien.&lt;br /&gt;E’ possibile pensare che Ripley abbia dato vita ad una nuova specie di Alien che non ha più bisogno dell’uomo come involucro riproduttivo, determinando quindi una liberazione reciproca dal compito del distruggersi. O forse invece Ripley consegna agli alien una modalità di relazione affettiva di cui gli uomini sono ormai deprivati, spostando gli equilibri prospettici su chi è giusto che viva e chi è giusto che muoia.&lt;br /&gt;Complessivamente, al di là del puro computo di chi muore e chi vive – oltrepassato dalla nascita non riprodotta di Ripley e dalla riproduzione non-umana/disumana e così materna degli alien – Alien vince.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La neo nascita&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vera immagine di pacificazione, l’immagine più icastica rimane quella verso la fine del film, quando Ripley, crocifissa senza chiodi sopra le spire umide del mostro-madre, sprofonda con movenze di marionetta nei recessi dei viluppi dei suoi tentacoli.&lt;br /&gt;Il significato dell’immagine di Ripley che sprofonda è familiare a chiunque abbia vissuto le prime settimane di vita di un neonato.&lt;br /&gt;Oscuramente (e dioscuramente: come auto-gemello uomo/alien) Ripley vive la gioia di una comunanza naturale con alien.&lt;br /&gt;Naturale: che non significa buono e normale.&lt;br /&gt;Significa destrutturato, contro-individuale e immediatamente presente, cieco e aperto, esposto.&lt;br /&gt;Stare sotto la pioggia a sentire finalmente chi piove.&lt;br /&gt;Che è anche l’esperienza di diventare padre. La necessità di accordare la propria vita di adulto alla vita ritmica e prevedibile di un neonato, dei suoi tempi molli, della sua delicatezza, rappresenta uno sprofondamento in un tempo ciclico dentro una corporeità tiepida e crepuscolare.&lt;br /&gt;Tutto torna con una regolarità dolce, asfissiante, senza deroghe, senza pause, immediatamente piena, silenziosa.&lt;br /&gt;Si ha la percezione che piuttosto di accudire e cullare un neonato, sia lui venuto ad accudire e cullare la tua vita, a spogliarla di ogni cosa che non sia lavare, mangiare, cantare, sussurrare, tacere e dormire.&lt;br /&gt;Una felicità che non ha significati da raggiungere, non prefissata, non dialettizzata, diretta e inconcepibile, continuamente sopra il bordo dell’abbondanza, come le braccine di Carmen che non le piace stare tutta coperta e preferisce sempre tenere le braccine lungo la testa in alto in un dormiente e buffo gesto di vittoria, che forse è il messaggio che mi porta dagli dei.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116232335206885806?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116232335206885806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116232335206885806' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116232335206885806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116232335206885806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/10/alien-la-clonazione.html' title='Alien: la clonazione'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116221418164388130</id><published>2006-10-30T14:15:00.000+01:00</published><updated>2006-10-30T14:16:49.610+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lozioni'/><title type='text'>L'estate sta finendo</title><content type='html'>Dappertutto tette,&lt;br /&gt;dappertette tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E i culi - cui tributo grandi onori&lt;br /&gt;si posino su questo servo muto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116221418164388130?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116221418164388130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116221418164388130' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116221418164388130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116221418164388130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/10/lestate-sta-finendo.html' title='L&apos;estate sta finendo'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116198462097371486</id><published>2006-10-27T23:29:00.000+02:00</published><updated>2006-11-08T14:09:47.686+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Organolettica combinatoria</title><content type='html'>Con l’intramontabile fine della conversione degli infedeli, inauguro un post che ha la pretesa di proseguire la sublime &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raimondo_Lullo"&gt;arte combinatoria escogitata da Lullo&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;La convinzione di argomentare in modo definitorio in ambito di fede, utilizzando principi razionali, e prescindendo perciò da qualsiasi componente “esistenziale” (sentimento, vissuto, destinazione di sè) o "mistica" (Böhme, teologia negativa, Ciprì e Maresco), mi sembra un’opera meritoria e a cagione di ciò oso collocarmi nel solco del maestro.&lt;br /&gt;L’artificialità di questo metodo – che è la volontà di circuitare un ragionamento che svegli il golem della fede – appartiene alla mia quotidiana esperienza di &lt;a href="http://promethee.philo.ulg.ac.be/engdep1/download/bible/The%20Mental%20Traveller.htm"&gt;viaggiatore mentale&lt;/a&gt; nell’ambito organolettico del gusto.&lt;br /&gt;La disamina che presento desidera appena sollevare il potere del gusto adeguatamente provocato. La verità di un mal di testa, la verità del gusto è piena e pesante.&lt;br /&gt;Così, mischiando un cibo con il reagente adeguato (: una Marlboro) si ottiene qualsiasi gusto arbitrario. L’importante è appicciare la Marlboro immediatamente dopo l’ultimo pezzo di cibo ingerito. Proprio deglutizione zac Marlboro.&lt;br /&gt;Mi scuso sin d’ora per l’esiguità dell’organolettica combinatoria ma confido nel prosieguo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tramezzino tonno/uova + spritz Aperol + Marlboro = gusto di sedano&lt;br /&gt;Mars + Marlboro = gusto di cognac&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:red;font-weight:bold;"&gt;Apdeit 8/11/06&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cappuccino d’orzo + marlboro + pranzo saltato  + marlboro + marlboro = gusto patatine fritte (congetturale)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualunque lettore (se spinto da vera fede) può seguire la mia traccia che io stesso ho seguito spinto da vera fede.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116198462097371486?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116198462097371486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116198462097371486' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116198462097371486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116198462097371486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/10/organolettica-combinatoria.html' title='Organolettica combinatoria'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-116163517674727320</id><published>2006-10-23T22:25:00.000+02:00</published><updated>2006-10-23T22:30:05.043+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Accumulatori</title><content type='html'>Come molti, come molto spesso accade scarico tonnellate di musica.&lt;br /&gt;In virtù del potere della Tecnica che mi consente di avere accesso ad una sterminata quantità di materiale musicale, non mi sono chiesto perché, se e quale.&lt;br /&gt;Ciò che viene reso disponibile, sciolti i Vincoli dell’Essere che lo tenevano sigillato come possibilità, è immediatamente catturato come oggetto immagazzinato. Per il solo fatto di essere disponibile.&lt;br /&gt;Chi con ingenuità ritiene ancora che la Tecnica sia neutra e solo il suo uso possa dirsi buono o cattivo, dovrebbe riflettere sul potere drammatico esplosivo esponenziale che la Tecnica permette, sul fatto che – se tecnicamente è possibile intraprendere una strada, se l’impresa è resa possibile – allora dunque quella strada verrà intrapresa. Il possibile (il reso possibile) è immediatamente l’attuale.&lt;br /&gt;La legge morale direte voi. La morale dopo. Come sempre.&lt;br /&gt;Approposito scaricate “velocizzate emule” spiega tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sottratto, accantonato come sostanza magica di cui un giorno ci gioveremo, l’accumulatore musicale sta accantonato nella sua cartella integralmente carico.&lt;br /&gt;Come molti altri ho ascoltato forse un quinto dell’ascoltabile accantonato. Non ho tempo, non ho modo, non ho voglia. Non sono all’altezza del potere datomi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Migliaia di morti in Pakistan per il terremoto. Lo tsunami. Le centinaia di milioni di persone al mondo che non hanno cibo sufficiente.&lt;br /&gt;La possibilità percorsa di conoscere le sorti del mondo intero ci espone alla morte in modo straordinario. Ma non siamo in grado di com-patire, di soffrire, di percepire dolore.&lt;br /&gt;Di sentire reale partecipazione per quelle migliaia o quei milioni di persone.&lt;br /&gt;La nostra morale è appena sufficiente per i vicini di casa. No neanche per loro. La nostra massa morale umorale non è capace, non si capacita di valutare una quantità tale di morte.&lt;br /&gt;Forse occorre ipotizzare una teoria evolutiva della morale, in cui richiedere alla Tecnica di riuscire a valutare il bene e il male &lt;a href="http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaV/VOLTAIRE_%20IL%20TERREMOTO%20DI%20LISBON.htm"&gt;come Voltaire fece&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Tecnica ci attende là dove sapremo ascoltare tutta la musica che concepibilmente riusciremo ad accantonare, e a soffrire per tutte le morti di cui in modo semi-istantaneo verremo a conoscenza. In cui porteremo a termine il novero delle possibilità aperte, rendendole percorse. Nessuna incompiutezza, nessun oblio, e quale uomo…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-116163517674727320?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/116163517674727320/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=116163517674727320' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116163517674727320'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/116163517674727320'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/10/accumulatori.html' title='Accumulatori'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-115947213817264889</id><published>2006-09-28T21:35:00.000+02:00</published><updated>2006-10-30T14:19:54.046+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Toni Acido</title><content type='html'>&lt;&lt; Ciao?! No esiste più ciao!&lt;br /&gt;Si tuti pieni de schei. &gt;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco incarnata una visione del mondo. Come aver vissuto i motivi delle proprie opinioni. Dalle cervella bruciate fuma un’antica saggezza.&lt;br /&gt;Antony Confusion attraversa Rovigo come uno spettro, come il ghigno di uno spettro, e dagli occhi chiari di saliva ti chiede un contributo. Anzi sindaca sul contributo che gli dai. Giustamente.&lt;br /&gt;Se non dice che il re è nudo è perché è ben più in là del decoro di un’opinione personale. Se non piazza una bomba è perché teme per la sorte delle sue centinaia di cd.&lt;br /&gt;Se sghignazza sul fatto che ha“catà ea merda” all’interno di un sepolto rapporto sodomita, è perché porta uno spaccato di vita di una vita spaccata, in cui gli speroni di una umanità da condividere sono gli stessi speroni dei denti che ha, scorti nel suo dolce sorriso.&lt;br /&gt;Non c’è niente che contenga Antonio Confusione se non ciclopiche giornate trascorse a scappare dal sé stesso di qualche metro prima, in frenetiche camminate a capo chino, con le cuffiette a traversare gli incroci di traverso, con il pharmakon del vino che lo salva e lo uccide, con lo psicopharmakon e la solitudine che lo staccano dagli uomini e gli donano un tempo fatto di attimi continui non sbranati dal tempo.&lt;br /&gt;In questa ripetizione tutto gli appare sempre uguale, e questa sua continua feroce somiglianza con sé stesso, senza alcuna variazione, questo altorilievo all’ora dell’aperitivo, è la pietra dello scandalo.&lt;br /&gt;Che lo accolgano i campi elisi da cui potrà assistere al lancio del dio missile. Presso la rampa di lancio con la sua risata rombante a cercare ancora Alessandro che lo porti a casa, incurante della vita eterna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-115947213817264889?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/115947213817264889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=115947213817264889' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115947213817264889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115947213817264889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/09/toni-acido_28.html' title='Toni Acido'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-115887097332382716</id><published>2006-09-21T22:35:00.000+02:00</published><updated>2006-09-21T22:36:14.016+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Ovunque proteggi</title><content type='html'>Un album che sferraglia, di clangori, di balenii di armi achee che tagliano le carni. Il sussurrare roco a tratti di Capossela che barbaglia come luce sugli scudi pesanti, gli ottoni che accompagnano ferali i corpi sui campi di battaglia.&lt;br /&gt;Lo xilofono, il banjo, la sezione d’archi curvi sul senso lieve che aggetta dalle brevi frasi. I violini come tube sfondate sotto gli archi di ponti umidi di notte, o solari come il sole che solo il vagabondo sa saggiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come i rumori della casa di un solitario. L’ospite sotto l’incerta compagnia delle lanterne rosse sente lo scodellare delle stoviglie nell’allegro andante della pulizia di pochi piatti.&lt;br /&gt;O il solitario stesso, da solo, che si fa compagnia con il rumore delle stoviglie, che attende la pienezza dell’incanto che non viene. O che così zittito già sta arrivando.&lt;br /&gt;O già vecchio, piroettato sul letto di morte, che ha solo di sacro il residuo della purezza di cuore, come il dito di polvere su mobili impolverati dai decenni.&lt;br /&gt;O le stonature che stingono la pulizia degli accordi.&lt;br /&gt;E il troppo che dura poco, che dilata gli occhi fino quasi a perderli, che sono le gambe di donna fasciate di scuro che ritornano in casa, con le spalle alte che si vedono marchiare la camicia mentre sorridente si sfila il cappotto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-115887097332382716?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/115887097332382716/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=115887097332382716' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115887097332382716'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115887097332382716'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/09/ovunque-proteggi.html' title='Ovunque proteggi'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-115809331883187635</id><published>2006-09-12T22:34:00.000+02:00</published><updated>2006-09-12T22:35:19.543+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Creatura marina</title><content type='html'>Come una creatura marina attraversi la superficie con movimenti oscuri, ritmati, che vengono prima della nascita degli uomini. Sento il tuo rilievo e so che cresci in uno spazio così stretto, che ti stupirai di piangere in qualche pianto disperato. Vieni qui come attraversando ere geologiche, da sotto il mantello della Terra, da mutamenti di migliaia di anni: sei una pietra che prende forma e che reca preziosi rilievi minuti sulle falangi, sulle orecchie. Da quella stessa pietra emergeranno i tuoi occhi d’acqua e sodi come pesche trasparenti, la voce come un piccolo disegno melodico d’uccello, la spina dorsale levigata e regolare come un sasso di arenile.&lt;br /&gt;Vieni dalle pietre che furono prima degli uomini, che abitarono silenziose la Terra, a portare il tuo poco di peso, incastonata tra le braccia, a farti portare sulla spiaggia a respirare l’aria calda che ti farà diventare grande. Vieni a vedere come crescerai tra le mie braccia prezioso piccolo sasso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-115809331883187635?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/115809331883187635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=115809331883187635' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115809331883187635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115809331883187635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/09/creatura-marina.html' title='Creatura marina'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-115534325903378612</id><published>2006-08-12T02:39:00.000+02:00</published><updated>2006-08-12T02:40:59.956+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Rifugio dal Piaz</title><content type='html'>E' stato depositato nel cuore della luna il colore del silenzio, che discolora. Lo si vede dalle macchie del volto diseguale della luna, piena, che sperde tutto il peso del silenzio lungo il profilo delle montagne che dispongono senza tregua il profilo dello spazio che si vede. Ora che sono a ore e ore e chilometri dalla base da cui stamattina sono partito, mi sembra che ciò che ho camminato e visto sia solo lo spazio che ho dovuto dare tra l'inspirazione e l'espirazione, che pure ho dovuto sudare lungo tutta la schiena. Nel pianoro fitto come muschio e verde come vita che non muore si dispone questo rifugio, senza acqua calda e coi cessi con croste di qualche merda di camminatore. Un rifugio con la speranzosa indifferenza che chi arriva saggi la stufa e la pausa pensosa e la torta spessa e niente altro.&lt;br /&gt;Niente altro merita chi camminò ruminando un pensiero allungato sopra tutti i passi e i sentieri numerati. Numerando una piccola propria esperienza che si dilata sopra l'apice dell'endorfina rasserenante e cazzo zaino e sudore che crea uno spessore sulla fronte. L'esperienza della visione dell'ampio panorama che si spacca sopra le nuvole che coprono Feltre è questa: che da sempre questa compattezza verde di camosci inanellati sugli zoccoli piccoli perfettamente sopra i ghiaioni è al di là di ogni esperienza di uomo, che ogni cosa che mi si dà allo sguardo è da sempre prima della mia esperienza di uomo. Che se io morissi, questa cosa che sono stato, che scomparirebbe, nella sua pienezza, nella sua rotondità, e senza le sue miserie, sarebbe come questa presenza di verde che discende a valle per decine di chilometri, così altrettanto piena, con lo stesso peso violentemente esibito, ineliminabile. La durata, del mio passo, della gratuita fatica, del pensare ogni passo accuratamente pesato sulle pietre mobili, dell'ipnosi della camminata in salita, e dei polmoni che improvvisamente sono esposti all'esterno come pelle sudata: questo proiettile faticoso sono quella cosa più lontana dall'essere me stesso che finalmente voglio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-115534325903378612?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/115534325903378612/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=115534325903378612' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115534325903378612'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115534325903378612'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/08/rifugio-dal-piaz.html' title='Rifugio dal Piaz'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-115200101203412229</id><published>2006-07-04T10:15:00.000+02:00</published><updated>2006-07-04T10:18:19.106+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Keiji e il karma del lapsus</title><content type='html'>"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;[…] II. Per superare le difficoltà prima esposte, dobbiamo necessariamente cercare un principio originario che, da una parte, non stia in alcuna opposizione e che, dall’altra parte, non ci ponga alcun impedimento sul cammino di un profondo pervenire-a-noi-stessi.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Nishitani Keiji, L’esistenza religioso-filosofica nel Buddismo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scarto originale-originario tra i quasi-anagrammi cercare e creare.&lt;br /&gt;L’indagine scientifica del filosofo proclama “cercare”. Tra le pieghe delle parole si issa – o spunta come una punta di lingua in un bacio appassionato – il “creare”.&lt;br /&gt;Nella lettura scambio per sbaglio “creare” con “cercare”.&lt;br /&gt;Creare un principio originario? Come sarebbe possibile?&lt;br /&gt;L’autore, nel suo saggio, demistifica il concetto di Dio che, in quanto proclamato Fondamento, dovrebbe radicare il nostro Essere, ponendosi ontologicamente prima di qualunque altra cosa. Starebbe al di là di ogni concepibile cosa, fondandola nel suo essere.&lt;br /&gt;Ma lo stesso Dio – nella storia della speculazione filosofica e nella radicale intimità di ciascuno – è contemporaneamente un “oggetto” che sta di fronte all’uomo in una alterità, una cosa sommamente altra rispetto all’uomo, ma pur sempre dinnanzi al lui come termine di un rapporto soggetto-oggetto. In ciò crolla la sua pretesa di Fondamento, collocando l’uomo in una aporia e impedendogli stabilmente il pervenire a sé stesso, nel modo in cui parla Keiji.&lt;br /&gt;Tutto bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa è realmente originario? Forse questa radice che previene la separazione soggetto-oggetto?&lt;br /&gt;Ciò che sta dietro il possente concetto di Rappresentazione, come ciò che è sempre-presente?&lt;br /&gt;Tutto questo è ciò che va cercando Keiji. Lasciamo la sua ricerca e cerchiamo in lui. Nelle sue parole, in ciò che pre-viene le sue parole.&lt;br /&gt;Ciò che è originario è il lapsus del filosofo, che da sempre è sospinto a dire “creare” piuttosto di “cercare”.&lt;br /&gt;In ciò vi è la residuale presenza dell’insuperata dicotomia soggetto-oggetto, questa dicotomia, che è la fantasmatica donna che ogni filosofo desidera fottere, evocata dalle mille ansie di mille filosofi scervellati a lambiccare lo sperma.&lt;br /&gt;Si cerca perché vi è sempre qualcosa “fuori” dal soggetto da cercare, c’è sempre qualcosa che va eideticamente ridotta, eiaculativamente ridotta/ricondotta. Il bukkake della rappresentazione dell’intelletto.&lt;br /&gt;Prima della dicotomia-donna – logico-ontologicamente – si va a cercare quel principio probabilmente maschile in cui ogni frattura (gnoseologica, esistenziale – tra oggetto e soggetto, tu ed io) è da sempre sanata.&lt;br /&gt;Sempre sanata, santa sempre. Da non fottere quindi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style:italic;"&gt;[…] l’occasione della poesia e del divertimento spirituale contiene un significato senza limiti, concesso solo all’uomo che vaga nei campi e strenuamente compone poesia.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vagabondo, ebbro, intimamente misurato, e colmo di una smisurata contentezza pacata.&lt;br /&gt;E produttore di poesia. Creatore. Ecco l’originario maschile che nulla cerca, solo crea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il filosofo post-kantiano, post-nietzscheiano, post-heideggeriano è accorto. Keiji è accorto.&lt;br /&gt;Controlla il lapsus e dice “cercare”.&lt;br /&gt;Ma il karma del lapsus trasmigra in me e mi si rivela.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-115200101203412229?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/115200101203412229/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=115200101203412229' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115200101203412229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115200101203412229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/07/keiji-e-il-karma-del-lapsus.html' title='Keiji e il karma del lapsus'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-115139417407518632</id><published>2006-06-27T09:41:00.000+02:00</published><updated>2006-06-27T09:42:54.340+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lozioni'/><title type='text'>Il sole</title><content type='html'>Alcuni turisti stavano ieri sotto il sole. Ma era troppo forte, li ha cacciati via.&lt;br /&gt;Stavano sotto un sole cogente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-115139417407518632?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/115139417407518632/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=115139417407518632' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115139417407518632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/115139417407518632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/06/il-sole.html' title='Il sole'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-114919690111435377</id><published>2006-06-01T23:20:00.000+02:00</published><updated>2006-06-01T23:21:41.340+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>La lenta masserizia, III</title><content type='html'>Il fatto di lasciare la stanza e di ritenere di abbandonare il villadosamento è il senso di sollievo nell’affardellare lo zaino.&lt;br /&gt;Prima di aver deciso di partire, ogni partenza è solo un abbandono. Ogni oggetto è lo specchio di uno sterile legame. Ogni oggetto naufraga nella sterilità del rapporto tra esso e sé stessi. Il villadosamento è il peso di questo legame, una connessione che mantiene me stesso come un peso e gli oggetti come un peso.&lt;br /&gt;La leggerezza che si prova nel caricare sulle spalle lo zaino è lo scioglimento del legame, e il fatto di constatare la semplice presenza degli oggetti che – ora – non mi appartennero, non mi appartengono e non mi apparterranno.&lt;br /&gt;Così sono i ciottoli che piegano un poco la mia caviglia mentre cammino, la luce che esce dagli abeti come se comparisse il ricordo di un incendio, questo torrente che si inerpica sul crinale, che discioglie ogni volontà di abbracciarlo, sul crinale dove non troverò neppure un uomo, neppure me stesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-114919690111435377?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/114919690111435377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=114919690111435377' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114919690111435377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114919690111435377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/06/la-lenta-masserizia-iii.html' title='La lenta masserizia, III'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-114901920319822041</id><published>2006-05-30T21:58:00.000+02:00</published><updated>2006-05-30T22:00:03.793+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finzioni'/><title type='text'>L'inverno ancora</title><content type='html'>L’inverno non smette. Si stringono nelle giacche le ragazzine coi piedi nudi nelle ballerine. C’è un freddo e terso vento montano che elettrizza tutti quanti e li polarizza, costringendoli magnetizzati in casa. Questo vento parla di vuoti canaloni in cui non parlare, in cui continuare il cammino verso le chiuse stufe dei cubicoli umani; parla di volti gelati che bloccano le parole.&lt;br /&gt;Ti vedo che descrivi la tua vita a stento, per brevi frasi imprecise, disturbato dal doverlo fare qui fuori sottovento, senza sentire da me una parola che ti incanali, che ti dica quali passi fare per capire. Per arrivare.&lt;br /&gt;Devi imparare a parlare qui fuori al freddo, ma non te lo posso dire.&lt;br /&gt;Fai come il vento che parla per brevi raffiche che sollevano appena i bordi della tua vita come una foglia, che cadrà poco lontano.&lt;br /&gt;Sei indeciso, vorresti cominciare da capo il tuo discorso, ma sei esasperato dal vento che non posa. Come dominarti? Come trovare la fessura attraverso cui far passare tutte le parole? Come fare come fa il vento?&lt;br /&gt;Ma il vento è solo quello che ti gela il viso.&lt;br /&gt;Quando sentirai al di là del tuo viso gelato che il vento si solleva ancora, anche ora che siamo in casa che ti scaldi alla stufa e parli con calore, che il vento non posa, che tenta una foglia con un altro breve volo ancora, quando lo sentirai invece di stufarti e pensare di sapere che la stufa ora emana il suo calore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-114901920319822041?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/114901920319822041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=114901920319822041' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114901920319822041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114901920319822041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/05/linverno-ancora.html' title='L&apos;inverno ancora'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-114790263758564296</id><published>2006-05-17T23:47:00.000+02:00</published><updated>2006-05-18T19:12:52.816+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>la Passione di Cristo</title><content type='html'>Solo alcune parti cospicue sono possibili dato che il download è parziale. È arrivato a metà.&lt;br /&gt;Si blocca alla scena in cui Giuda raccoglie i trenta denari. In questa fissità degli spostamenti digitali del cursore pur m’appare e mi si presenta l’aion, la fissità non fissile del pur sempre accaduto, la morte del Cristo (d’un Dio). Puranco e dinnanzi la cruda e sanpaolinesca successione degli avvenimenti che portano Cristo a divenire redentore dei peccati del mondo, mi beo dell’interruzione dello stato del download. La vicenda dell’uomo permane un fatto di una crudezza apollinea, perché minuziosamente descritta dal film. &lt;br /&gt;Nella minuzia si fissa il desiderio di esternalizzare, o di rendere didascaliche le immagini il cui complesso si vorrebbe drammatico.&lt;br /&gt;La frusta che taglia la carne è solo una frusta che taglia la carne.&lt;br /&gt;In questa minuzia del lavoro claustrale di Gibson non vedo pietas.&lt;br /&gt;Vedo la volontà di fare i conti con il proprio sé e di chiudere una preghiera di qualche milione di dollari nei confronti del dettato del Vangelo, e di accontentare e acconsentire ad un proprio privato stato di peccatore.&lt;br /&gt;In ciò Nietzsche libera invece letteralmente dai peccati del mondo, descrivendo una figura del Cristo (d’un Dio) che determina il regno dello spirito come uno stato interiore che deve essere assolutamente condiviso. Una spinoziana volontà di liberare l’uomo, quando tutti lo vorrebbero incatenato. O peggio ancora necessitato ad essere liberato con la morte di un altro uomo.&lt;br /&gt;E il Cristo del film rimane invece una successione di stati di sofferenza non meno drammatici della statua del Laocoonte e dei suoi figli. Anch’egli profeta inascoltato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi soffermo così ad attendere le sue sofferenze che verranno, in attesa che il download si completi. In ciò consiste l’unica mia preghiera possibile. Non meno pia, non meno ardente che se fosse dettata dal cuore della notte.&lt;br /&gt;In questo stato trasfigurato del completamento del download rimane la mia attesa di Cristo.&lt;br /&gt;In questo sono fatui i tentativi abborracciati del codice da vinci di tratteggiare una figura di un Cristo padre che garantisce una discendenza. &lt;br /&gt;Citando un altro dotto: ”credi che basti avere un figlio, per essere un uomo e non un coniglio? Eh?”&lt;br /&gt;Il fatto di vederlo padre accontenta la massa che vorrebbe una comunanza, e una Maddalena più che consenziente. Una comunanza di zborra piuttosto che di spirito.&lt;br /&gt;Più facile la zborra dello spirito senza dubbio.&lt;br /&gt;Difficile ora parlare dello spirito dopo la zborra senza dubbio. Anche perché entrano in gioco pratiche di conversazione col versante femminile dopo la zborra che sono sempre difficilmente arguibili. Ecco un vero codice da vinci dovrebbe dimostrare scientemente e scientificamente quale sia il corredo delle argomentazione maschili possibili dopo la citata zborra in modo che l’universo femminile senta una reale partecipazione. Per esempio nella direzione di una cristologica parabola nel dopo-amplesso.&lt;br /&gt;Là nello stato endorfinico in cui si manifesta così apertamente la verità che un uomo può dire, lenta e fresca come una goccia di zborra che scivola dal ventre verso il fianco. Una parabola privata del Cristo in cui si fissa la verità del dio fattosi carne nel modo perfetto, e perfettamente già dimenticata il mattino seguente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno pensa di assomigliare a Cristo nella sua dimostrazione di fedeltà al Padre?&lt;br /&gt;Qualcuno pensa di averlo esperito in un suo qualche spargimento di sangue? Qualcuno sente la sua sofferenza nella sua fedeltà?&lt;br /&gt;Quanto sanguina la fedeltà?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-114790263758564296?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/114790263758564296/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=114790263758564296' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114790263758564296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114790263758564296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/05/la-passione-di-cristo.html' title='la Passione di Cristo'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-114562250262776050</id><published>2006-04-21T14:27:00.000+02:00</published><updated>2006-04-21T14:28:23.006+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Ora che arrivi</title><content type='html'>Vicino a te, sto attendendo che arrivi.&lt;br /&gt;Ho fatto scoccare una scintilla che ti porti a me. Come disse Eraclito, per fare luce a me stesso, perché io potessi rilucervi. E non credevo che così chino su di me e sulla mia donna potessi portarti in questa stessa oscurità, in questo baluginio in cui faticano gli occhi, in cui la voce suona come una via da percorrere. &lt;br /&gt;Ma l’incendio che verrà a generarsi che viene a generarti oltrepasserà la mia cognizione di essere un uomo, di essere solamente un uomo, quest’uomo; dovrò insegnarti l’esperienza di separarti dalle possibilità, per fare di te una cosa che bramerà le possibilità che non si chiudono. Che bramerà di non chiudere ciò che imparerai andrà chiuso.&lt;br /&gt;Vivi un’attutita vita, vivrai le brevi camminate tutte portate col sorriso. E i pianti amari come la più amara delle erbe in bocca. E la bellezza di un sogno d’amore che sboccia tra la mani, in bocca, che apre il torace di un uomo con la più potente accelerazione.&lt;br /&gt;E i pomeriggi d’estate che gonfiano le tende, l’afa che caramella la pelle, l’inverno che accende le stufe e le candele, che si riverbereranno sulle tue guance soffici, sui tuoi occhi spiritati che ascolteranno aperti le paffute fiabe dell’inverno.&lt;br /&gt;Io non ho nulla da augurarti, nulla che riguardi il caos che rende la vita appena visibile, perché tu non viva con la sola forza del collo che tiene il mento sopra il pelo dell’acqua.&lt;br /&gt;E non so ancora numerare le cose che potranno renderti felice, le cose che sanno trattenere la scia della felicità che sempre si allontana. Come fermandomi bruscamente, imparando un altro passo, aspetto solo che arrivi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-114562250262776050?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/114562250262776050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=114562250262776050' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114562250262776050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114562250262776050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/04/ora-che-arrivi.html' title='Ora che arrivi'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-114513220440914747</id><published>2006-04-15T22:16:00.000+02:00</published><updated>2006-04-16T00:54:01.420+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>L'Arte del risotto</title><content type='html'>Secondo l’”Arte della Guerra” ci sono diversi terreni in cui il Condottiero può incontrare il Nemico. A seconda del tipo che Sun Tzu enumera, il terreno estrae o concede la possibilità di riuscita. E’ nella necessità del Condottiero sviscerare ciascuna tipologia di terreno, in modo che la sua azione sia vittoriosa. La modalità con cui si dà l’azione del Condottiero viene determinata dal calcolo delle attività che è possibile condurre, ad esempio considerando il tipo di terreno. O meglio, la possibilità di vittoria è determinata di necessità dal calcolo del Condottiero, che deve sviscerare la condizione contingente in base alle determinazioni che esauriscono il novero delle idealità dello scontro col Nemico: cinque nel caso del terreno.&lt;br /&gt;Nei confronti del risotto agli asparagi, innanzitutto valuto l’illuminazione della cucina sopra il tagliere che accoglie i coltelli. Successivamente la modalità con cui è possibile affettare gli asparagi, lo scalogno, il prezzemolo; la quantità di olio e burro; la temperatura con cui appassire la verdura affettata e quindi la cottura del riso.&lt;br /&gt;Manco nella principale considerazione: innanzitutto e principalmente il Tao del risotto agli asparagi consiste nella necessità di estrarre il gusto dagli asparagi stessi. E’ il mio primo risotto con gli asparagi. Non credevo che l’asparago si sottraesse tanto prepotentemente.&lt;br /&gt;Gli asparagi, eminentemente, si sottraggono al risotto. Ho condotto il mio risotto al fallimento.&lt;br /&gt;Ne viene fuori quindi un risotto diligentemente condotto a termine: nella consistenza, nella cottura, nella dimensione delle verdure affettate. Mancano gli asparagi, non si sentono.&lt;br /&gt;Come una vittoria che è la semplice somma di fattori positivi; una vittoria in cui tutti osannano, in cui tutti credono di vedere un irraggiarsi di fatti positivi. In cui il cammello di Zarathustra non può dire: "mi separo dalla mia causa ora che celebra il suo trionfo".&lt;br /&gt;E’ una vittoria in cui essenzialmente manca il Nemico come vinto. In cui gli asparagi si sottraggono sdegnosi.&lt;br /&gt;Solo piatti sporchi, lungamente utilizzati, che destrutturano l’attività di realizzazione di un risotto effettivamente mancato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-114513220440914747?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/114513220440914747/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=114513220440914747' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114513220440914747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114513220440914747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/04/larte-del-risotto.html' title='L&apos;Arte del risotto'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-114288933509081544</id><published>2006-03-20T22:15:00.000+01:00</published><updated>2006-03-20T22:17:29.940+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Frena il treno, i suoi frammenti, III</title><content type='html'>Questo tramezzino serale ha fatto in tempo a imbibersi tutto il giorno con l’olio del tonno. Azzannandolo ho la sensazione di una pappa molle: un bolo umido già prima di essere ingoiato.&lt;br /&gt;Potrei staccarlo con le sole labbra e ingoiarlo senza masticare.&lt;br /&gt;Finitolo, passo allo spritz all’aperol.&lt;br /&gt;A mano a mano che il dolciame alcolico dello spritz va giù, il ricordo di sbocchi passati fugge in avanti a rivangare nottate prone sulla tazza del water in cui – drago metropolitano – mi dedicavo con difficoltà a rovesciare la serata nello sciacquone.&lt;br /&gt;Esco dal bar. Segue sigaretta. S’insinua nella bocca tonno-aperol e divaga nei polmoni.&lt;br /&gt;Tutto è come candidamente rinnovato.&lt;br /&gt;Ho in bocca una mistura, un sapore come levigato, dilavato, di sedano, amaro e acquoso. E bruciato e dolce qua e là.&lt;br /&gt;Né buono né cattivo. Né bene né male.&lt;br /&gt;Né dentrificio.&lt;br /&gt;Poi il treno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio solitario aperitivo dalla variegata avventura organolettica dura solo dieci minuti circa.&lt;br /&gt;Prima o poi cercherò di ritagliargli almeno venti minuti. Tempo di infilarmi lo smoking nel cesso della stazione, di prepararmi qualche discorso frivolo e spiritoso da scambiare coi muratori rumeni che di solito mi stanno presso lungo la muraglia del bancone del bar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio il settimo giorno, al culmine della stanchezza, dopo infiniti eoni di solitudine, deve aver guardato e annusato e assaggiato la sua Creazione, e deve esserne rimasto dolcemente disgustato.&lt;br /&gt;In preda ad una punta di sbocco, in una disperata sensazione di sovrabbondanza che ingoia insieme all’ipersalivazione, all’epiglottide che schiocca che appena si trattiene, agli occhi lucidi che appena si trattengono Dio non sa trattenere il conato di pienezza davanti alla smisurata amara acquosa bruciata e dolce presenza della Creazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-114288933509081544?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/114288933509081544/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=114288933509081544' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114288933509081544'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114288933509081544'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/03/frena-il-treno-i-suoi-frammenti-iii.html' title='Frena il treno, i suoi frammenti, III'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-114254125322615680</id><published>2006-03-16T21:33:00.000+01:00</published><updated>2006-06-30T10:45:26.773+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>New York</title><content type='html'>&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4440/841/400/ny.jpg" border="0" alt="" /&gt; New York detrito agglomerato di detriti che si sussegue diseguale che vuole un’altra volta ancora attenzione. E case basse di grossi mattoni rossi e muraglie con scalette finestrate e polverosi negozi con neon tristi e banche di spessi dollari con marmo decorato. Nobilmente i sacchi dell’immondizia la notte affollano i marciapiedi che poco dopo conducono davanti a templi dorici di aurea valute (banche con androni specchiati coll’ordine di non prendere polvere).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di giorno i grattacieli fanno con la luce cose caravaggesche: tagliano trapezi d’ombra per le strade non diversamente dalle splendide giapponesi ossute alate con frange che tagliano il volto in due losanghe: uno sguardo da chierico, uno sguardo da geisha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella veduta d’interno tra l’abatjour e il tappeto non si decidono dei passi, che si fermano, in direzione del tavolino carico di vettovaglie.&lt;br /&gt;Vorrei sapere se questa somma gigantesca di attese e di passi possa fare di New York un mostro anfibio gettato sulla terra, e scosso da taxi e metro e scale mobili e agili sbruffoni commessi neri di Foot Locker.   &lt;br /&gt;Per un pezzo rimango ad aspettare di vedere qualcuno arrivare nella stanza al piano di sopra, resa una serra con una luce bianca asfissiante, ma solo i rami di una palma stanno disegnati come una mano scheletrita contro il vetro a seguire lo stesso buio schema che tradisce l’attesa.&lt;br /&gt;Ogni figura d’uomo dietro le finestre rimane sullo sfondo come una pietra di un torrente che vela appena il suo chiaro gelido tesoro, tra le acque che scorrono con uguale fragore.&lt;br /&gt;Ogni uomo è una pietra che si può prendere gelandosi le mani, senza che il torrente nulla sappia se non la sua tersa furia di passare, che l’uomo trapassi, che ancora un’altra mattina prenda allo starbuck un marble mocha macchiato (anzi “maghiado”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I portieri in frac dell’Hilton decidono la sorte dei taxi gialli come api, e pizzicano appena la maniglia della porta per aprirla come potendoli scaraventare lontano, accennando appena un passo di breakdance.&lt;br /&gt;Portieri soli negli androni, addetti soli per ore nelle sale del Metropolitan, immobili nel tempo che passa a cercare un senso nel quadrante degli orologi, a ruotare un vacuo ruolo con chissà quale arnese costruito nella mente. Ad attendere i propri piedi nudi su una moquette dovunque stesa a caricarsi d’acari e detriti portati dentro e passi morbidi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Time Square: spunta dal detrito come una liscia faccia di mica.&lt;br /&gt;Arriva sullo schermo nove metri per sei una macchina esattamente come accade nella Realtà accanto. Mi spiego meglio: decodifico uno stacco ironico di MTV nel video sullo schermo con la macchina che arriva, e mi chiedo come decodificare questa analoga anaforica fiumana d’auto.&lt;br /&gt;Introduco questa decisiva proporzione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;gli stati Uniti : New York = New York : Time Square&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’analitica diocanologica mi soccorre quindi nel fornire una metrica oggettiva e spendibile su Time Square: Time Square è uguale a New York al quadrato diviso gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;Qualunque cosa voglia dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Milioni di dollari al metro quadro, milioni di chili per metro quadro.&lt;br /&gt;Una tale pressione non permette che New York sia un’unità, un’identità univoca: tutto schizza più rapido ancora dei tassisti padroni delle avenue a senso unico, tutto ciò che si è costruito verrà tra poco abbattuto, e costruito ancora, nella speranza di bimbo col Lego che una nuova figura emergerà più bella di prima, che servirà meglio, in cui nuovi uomini raderanno al suolo il proprio tempo nel custodire nuove coraggiose costruzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Eventuale, l’Aperto, L’Illuminato.&lt;br /&gt;L’apeiron, il senza-limite, ma non l’uno che abbia la mancanza di un limite, ma il tante-cose che ciascuna finisce nell’altra in modo parossistico, paradossale; come la cascata di Escher, in cui i piani che per l’occhio cadono appena l’uno nell’altro si sprofondano per la mente in verticale in un senza-fondo, in cui comincia il piano successivo.&lt;br /&gt;New York sembra plausibile allo sguardo.&lt;br /&gt;Ma pensata nel piano sequenza della mente si plastifica per larghi tratti di vedute e si liquefa svoltato l’angolo. Un fine/fancy/fuzzy di angoli di sterzo dei taxi, di impiegati al sesto piano festonati di schermi liquidi, di scie olfattive di guano al formaggio del Macdonald, di spigoli vivi dei grattacieli, di inquadrature fotografiche incerte sul da farsi, di rossastri accessi ai jazz club, di sole invisibile cui New York non deve niente.&lt;br /&gt;Nei volti di donna di Picasso – ovunque nei musei – la riconosco. Nei volti di donna dai tratti diffratti. In quei volti aperti alla luce vedo le ombre buie dietro gli angoli paradossali del volto, dove cominciano altri volti che vedono una luce sconosciuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’ottantaseiesimo piano dell’Empire State building si assottigliano i detriti spersi che rimangono fissi sulla pianura sterminata a baluginare. Nell’aranciato scialo di luci si spande l’elettrica avvampante distesa del potere del petrolio che ricava il suo ultimo senso nella pura presenza nella notte. Migliaia di uffici accesi presentano il proprio profilo, nelle luci spigolose e consumate.&lt;br /&gt;Così si fa il mio sonno: spigolose e consumate si sciolgono le mie lenzuola al ventesimo piano fresche di bucato che consuma i suoi spigoli, nell’assoluto silenzio assotigliatosi sulla verticale sento scivolare sul piano inclinato il mio sonno, e fumigano i pensieri come il fumo della metro fuori dai tombini della settima avenue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;****************&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Marco &lt;a href="http://www.bianchimarco.splinder.com/tag/new_york"&gt;dice la sua&lt;/a&gt; sul nostro viaggio da una ben particolare prospettiva.&lt;br /&gt;Ora che è preso col social bookmarking chissà se ha tempo di vedere i referer delle statistiche 8) ...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-114254125322615680?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/114254125322615680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=114254125322615680' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114254125322615680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/114254125322615680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/03/new-york.html' title='New York'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113856635883645804</id><published>2006-01-29T21:25:00.000+01:00</published><updated>2006-01-30T15:25:24.453+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>La lenta masserizia, II</title><content type='html'>Mentre già mi incammino verso dove chiama il desiderio, mi soffermo ancora un poco nello stato del villadosamento.&lt;br /&gt;In questa situazione di sollievo, di sollevamento di sé verso l’altrove, rimango ancora  a perlustrare gli oggetti di questa stanza: lo spazio del villadosamento.&lt;br /&gt;Tra i muti oggetti che si sono offerti a me, ricordo l’odore di muffa di un racconto di fantascienza di un autore italiano, “Naufragio in una stanza”.&lt;br /&gt;Racconta di un uomo nella sua stanza nella quale si verifica una singolarità: si apre un orizzonte degli eventi e, improvvisamente, compare nel varco spazio/temporale un astronauta che – nella sua tuta spaziale – naufraga nello spazio. Si vedono a vicenda.&lt;br /&gt;Forse l’uomo della stanza vede semplicemente sé stesso che naufraga, e la fidatezza degli oggetti che lo attorniano – metaforizzati nella tuta spaziale – non gli risparmia tuttavia un naufragio nello spazio profondo. Un chimerico villadosamento.&lt;br /&gt;L’autore del racconto non è però interessato a ciò.&lt;br /&gt;Per una questione di tempi e spazi relativi, l’uomo nella stanza può comunicare con l’astronauta solamente con gesti molto lenti. L’astronauta percepisce come normali i movimenti dell’uomo nella stanza solo a patto che quest’ultimo si muova con estrema lentezza.&lt;br /&gt;L’uomo nella stanza vede che accanto all’astronauta – in una posizione che questi non riesce a vedere – c’è un dispositivo che può salvarlo dal naufragio.&lt;br /&gt;Capita la necessità di muoversi lentamente, l’uomo della stanza rimane immobile per ore ad indicare all’astronauta la collocazione del dispositivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo racconto mi serve da un lato per articolare meglio la considerazione degli oggetti nel villadosamento.&lt;br /&gt;Nella fissità di considerarli, appaiono come l’esito di un viaggio verso un pianeta disabitato. Giunti sul pianeta, dopo il lungo viaggio, si scorgono solo pietre e pietre, a perdita d’occhio. Si rimane desolati nel constatare la distanza percorsa per raggiungere delle sole pietre, e la lontananza che mantengono, pur così vicine.&lt;br /&gt;Si può solo tornare indietro.&lt;br /&gt;Ma il tornare indietro non porta la consolazione che si desidera. Rimane più forte il senso di abbandono nel lasciare abbandonate quelle pietre.&lt;br /&gt;Abbandonate fuori dalla possibilità che qualcuno se ne prenda cura, affinché diventino lo spazio fidato di un uomo. Un uomo che veda in loro una fidatezza.&lt;br /&gt;Questa volontà di non abbandonare, di evocare e mantenere un senso di pienezza sovrabbondante con la propria presenza, di essere la testimonianza della cura per l’altro – fosse l’altro addirittura anche una pietra o Solaris – è ciò che distingue l’uomo, ed è ciò che distingue un uomo da un altro.&lt;br /&gt;In altri termini, il villadosamento non è solo una potenza negativa. E’ la testimonianza di una pietà possente, di un ripiegamento su di sé e sulle cose che non è possibile abbandonare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’altro lato, introduco il pensiero di un altro autore di fantascienza, il grande mentalista Martin Heidegger. Gettò nella disperazione il suo contemporaneo e amico Houdini, per la capacità di attrarre catene e lucchetti con la sola forza del pensiero, e di lasciarsi incatenato per giorni e giorni.&lt;br /&gt;A giustificazione di questo suo lasciarsi essere incatenato, introdusse nei suoi numerosi romanzi – molti dei quali lasciati interrotti – il concetto di Verlässlichkeit: la fidatezza.&lt;br /&gt;Le cose di cui ci serviamo, il fatto che la cose sono per servirci, e quindi la cose-mezzo rimangono per l’uomo all’interno di un processo fidato.&lt;br /&gt;La fidatezza è della cosa in quanto serve all’uomo.&lt;br /&gt;Attorniato da tale sequela di cose fidate – che utilizza – l’uomo risiede nel suo mondo di fidatezza.&lt;br /&gt;La fidatezza è il sapere di poter utilizzare le cose al proprio scopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con ciò l’uomo nella notte – poco prima di spegnere una luce a sé stesso – confida nelle cose che accompagneranno il suo sonno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cos’è la cosa al di fuori della sua fidatezza?&lt;br /&gt;Cos’è – in sé… – la cosa?&lt;br /&gt;Forse – fuori dal suo uso, fuori dalla fidatezza – è niente. Come l’obliteratrice che va in errore e smette di funzionare.&lt;br /&gt;L’obliteratrice (in rapporto al suo essere tecnico, che è il destino di ogni cosa nel nostro tempo) va nel nascondimento, si vela, diviene invisibile.&lt;br /&gt;Ma non diviene infida. Il fatto che esce dalla fidatezza per l’uomo non fa ruotare il suo senso da fidato a infido.&lt;br /&gt;Il duopolio fidato-infido è tale all’interno della verità con cui qualcosa si manifesta, uscendo dal nascondimento. Una cosa è fidata (o no) sempre e solo all’interno di una apertura che svela un senso all’uomo.&lt;br /&gt;In questo senso – e in altri – non si distingue il fidato dall’infido.&lt;br /&gt;Il fatto che l’obliteratrice si rompa, che l’uomo muoia, riguarda una discesa nell’invisibile, nel nascosto.&lt;br /&gt;Il villadosamento è allora questo stare nascosto?&lt;br /&gt;E’ il fatto che le cose non sono più fidate né infide e scompaiono?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[continua]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113856635883645804?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113856635883645804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113856635883645804' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113856635883645804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113856635883645804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/01/la-lenta-masserizia-ii.html' title='La lenta masserizia, II'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113707223454706614</id><published>2006-01-12T14:23:00.000+01:00</published><updated>2006-01-13T22:14:21.610+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>La lenta masserizia</title><content type='html'>Lo stato della mano cieca apre lo spazio necessario al desiderio.&lt;br /&gt;Mi devo alzare dalla sedia. Il desiderio che vaga in avanti, ora davanti allo sguardo, desidera valicare le Alpi. Tutto nasce dalla vaghezza di dipingersi altrove, là dove non ci si possa riconoscere nel volto altrui: il vellicamento nell’immaginare una soluzione potenziale. La figura del valicamento delle Alpi è folta e soffice e semplice come moquette.&lt;br /&gt;A piedi nudi sulla moquette della mia stanza sento il vellicamento nell’immaginare una soluzione potenziale. Una soluzione nel potenziale. Il vellicamento della differenza di potenziale nel dielettrico.&lt;br /&gt;M’incammino nella direzione del desiderio, ora solo per la lunghezza della stanza, e vedo in avanti la ricollocazione di sé nello spazio e nel tempo, nella dimensione di uno spazio e di un tempo da creare. Immaginarsi nella situazione dell’ eroe che si trova là dove alberga la speranza di un nuovo stato iniziale. Tale immaginazione è determinata dal fatto che ci si trova in una situazione di villadosamento, in cui lo spazio e il tempo sono una concrezione calcarea, sono figurati in un andamento che disegna una angoscia.&lt;br /&gt;In cui la possibilità di fare qualcosa oscilla continuamente sulla febbre del voler fare, un’estasi negativa del non riuscire a fare. Ogni oggetto sta nella fissità non fissile della sua concretezza materiale, nella sua pienezza non perforabile dalla volontà.&lt;br /&gt;Nuovamente mi siedo su questa sedia alla scrivania, che vedo da decenni, e vivo la vertigine di una completa lontananza, vivo la mano cieca che può solo sentire distintamente/distantemente gli oggetti che si susseguono in questa stanza.&lt;br /&gt;Questo stato cieco è il contrario dello stato della sostenutezza, in cui si regge il peso dell’invisibile, in cui l’invisibile dai tanti volti è fuoriuscito da me nel mondo.&lt;br /&gt;Questo stato cieco è lo stare sospesi, il non poter toccare terra coi piedi, il non poter valicare.&lt;br /&gt;Ogni oggetto sembra la possibilità di porre fine ad un naufragio, l’afferrare ogni oggetto sembra questa possibilità: è un’apparenza che svanisce non appena ci si sente respinti dalla terra.&lt;br /&gt;Lo stato cieco è il villadosamento.&lt;br /&gt;Un antidoto al villadosamento è la tecnica già aristotelica del camminamento ininterrotto. Un po’ più veloci di Aristotele. La camminata ininterrotta permette di fuggire dal sè stesso di qualche metro prima. Una tecnica primitiva del Fare Tardi.&lt;br /&gt;La camminata ininterrotta, detto con una semplice immagine, è il camminare rinchiusi in una cella, dove si è solo potuto scrivere sui muri: “morte ai leoni” e “vietato vietare”.&lt;br /&gt;Ma qual è l’origine del villadosamento. O, per essere più scoperti: chi è l’origine del villadosamento? Alla scrivania aspetto che si faccia più tardi, scritto a caratteri piccoli, fino a che il buio faccia sembrare tutto più piccolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La costellazione dei desideri che desidera valicare le Alpi non si pone la domanda. Il desiderio pone semplicemente una posizione: di là dalle Alpi. Mette in moto la lenta masserizia della costellazione dei desideri che già si dirige verso le Alpi.&lt;br /&gt;Ecco perché il desiderare è un attardarsi.&lt;br /&gt;Perché la lenta masserizia è già in moto e chiama te che ti attardi.&lt;br /&gt;La sicurezza ed il piacere, la sensazione di essere preservati che dà il desiderio sono ciò che lo rendono infallibile e invincibile per chi si attarda.&lt;br /&gt;Il desiderio dice di lontano, strappandoti lentamente a te stesso: di là dalle Alpi. Sarò l’eroe di là dalle Alpi che ricomincerà da capo e farà luce di nuovo.&lt;br /&gt;Infallibilmente e invincibilmente la verità sarà in quell’al di là.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Fare Tardi è il dolce lavorio di ricavare un altro interstizio nell’interstizio che sta per terminare, per interstizi sempre più sottili. Questa suddivisione all’infinito dell’assoluto presente è la sola vita eterna.&lt;br /&gt;Il Fare Tardi è la volontà di fare eterno questo presente.&lt;br /&gt;Il Fare Tardi ascoltandolo, sentendolo, mentendo, per intervalli di tempo sempre più brevi. Divagando, disegnando frattali sempre più minuti, senza più minuti.&lt;br /&gt;Quando termina il tempo, esce l’azione. Il fare questa cosa o quell’altra.&lt;br /&gt;Nel non potersi più attardare esce l’azione.&lt;br /&gt;L’azione fuoriesce e accade, non c’era prima e ora c’è.&lt;br /&gt;L’azione è questo salto gestaltico: non è il frutto di una deliberazione, nel senso che non è la deliberazione che la determina.&lt;br /&gt;Il Fare Tardi piuttosto – oscuramente – determina l’azione.&lt;br /&gt;Anche l’azione più a lungo e meglio deliberata, allorché fuoriesce, si manifesta come atto unico, senza radice.&lt;br /&gt;Anzi forse soprattutto l’azione meglio deliberata manifesta una produzione spontanea, senza tratto alcuno della deliberazione, meno che mai delle sue parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[continua]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113707223454706614?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113707223454706614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113707223454706614' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113707223454706614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113707223454706614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2006/01/la-lenta-masserizia.html' title='La lenta masserizia'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113595651494937102</id><published>2005-12-30T16:23:00.000+01:00</published><updated>2005-12-30T16:40:31.826+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Caffè Borsa</title><content type='html'>Occorrerebbe un preambolo che racconti il Borsa quand’era una pizzeria. Mi pare di ricordare che la sala fosse più grande, e che in fondo fosse ricavato l’angolo del pizzaiolo.&lt;br /&gt;Rimangono intatte le colonne decorate con altorilievi che raffigurano militari di epoche remote.&lt;br /&gt;Da bambini del resto tutto sembra più grande e magicamente irraggiungibile. Da bambino non riconoscevo processi di causa ed effetto. Gli eventi erano semplicemente giustapposti, vagamente pericolanti; i pericoli e le gioie percolavano improvvisamente, non annunciati. Nulla era affidato ad un ordine.&lt;br /&gt;L’abitudine nel constatare la successione di alcuni eventi ad altri ci dà ora questa sicurezza del rapporto di causa ed effetto.&lt;br /&gt;Anche il possente Kant ha dovuto farne una regola trascendentale per giustificarlo ex-post.&lt;br /&gt;Ci lavorava come cameriere un mio compaesano che balbetta.&lt;br /&gt;Rimane un luogo – anche oggi che è diventato un caffè – di emanazione di fantasmi e un produttore di volti a venire.&lt;br /&gt;Specialmente nelle ore dell’anti-pan, dalle otto alle nove di sera.&lt;br /&gt;Ora che è un caffè ci lavora Alessandro, mescitore-banconiere.&lt;br /&gt;Non ha un volto particolarmente intelligente. Quando parla se ne esce dalla bocca una terrificante melodia polesaura. Ha una micromascagna perfettamente allineata.&lt;br /&gt;E’ il capo e il gestore degli eventi del bar. Di mirabile c’è la precisione e la sincronizzazione delle attività che distribuisce.&lt;br /&gt;Distribuisce &lt;a href="http://www.azoto.info/"&gt;pazienza, passione e precisione&lt;/a&gt;, come uno si è sognato di scrivere.&lt;br /&gt;L’ho visto ieri: fare otto caffè, due spremute, il mio prime uve – una secchia me ne ha data –, un toast, una cioccolata, due scontrini in qualche minuto. Senza che ci fosse una fretta particolare, e senza denotare un’ansia da prestazione nel suo lavoro.&lt;br /&gt;Se ora analizzassi queste macroattività e le scindessi in attività più semplici, sono certo che l’ordine di esecuzione che Alessandro ha scelto è il migliore.&lt;br /&gt;In qualche antica edizione caldea della Bibbia mi pare di averle trovate descritte.&lt;br /&gt;Dimentico di aggiungere che nel plesso delle attività ha microincastrato: giusto due buffetti di cacao sulla panna della cioccolata, una corretta rotazione del piattino del toast una volta appoggiato, una pulitina alle mani dopo aver fatto le spremute, ripiegando poi il canovaccio lanciato brevemente sopra la macchina dei caffè dove posano schierate le tazze. Sulla macchina del caffè troneggia la scritta “l’espresso quello buono si beve solo al bar”. Non ho obiezioni in proposito.&lt;br /&gt;La macchina spremiagrumi è di Remida. Pessimo &lt;a href="http://www.remidasrl.it/"&gt;il sito attuale&lt;/a&gt;, meglio &lt;a href="http://web.archive.org/web/20050206001724/http://www.remidasrl.it/"&gt;quello vecchio&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il toast l’ha cucinato nella saletta nascosta dietro il coro istoriato che manifesta la grandezza dei whiskey e delle sambuche.&lt;br /&gt;E’ entrato nella saletta una volta per metterlo nella piastra, una volta per girarlo, una volta per servirlo. Amen.&lt;br /&gt;Si è scoperto solo successivamante che i caffè dovevano essere sette e non otto.&lt;br /&gt;Troppo tardi, già fatti tutti. Quello avanzato è stato trasbordato in una tazza grande da Alessandro per un provvido macchiatone di un cliente successivo.&lt;br /&gt;Si potrebbe dire in breve che lavora in modo efficiente.&lt;br /&gt;Ma sarebbe una definizione un poco burocratica: l’efficienza è il modo in cui si aderisce esteriormente ad alcune regole date.&lt;br /&gt;Alessandro, piuttosto, è efficace: ama intimamente ciò che fa.&lt;br /&gt;Trova il suo Buddha tra i caffè e gli amari. Lo si nota nella pacificazione che rende alle cose che maneggia. Manifesta la gloria di un qualche dio.&lt;br /&gt;E tuttavia traspare un desiderio di controllo, una volontà normativa, una ansia occidentale di santificare i morti per la paura che possano tornare.&lt;br /&gt;Nulla in realtà lo manifesta direttamente: anche il suo sguardo dissimula una assoluta tranquillità. Ecco forse è questo dissimulare.&lt;br /&gt;O forse invece semplicemente è un angelo di Dio che esorcizza il nulla con la cura della sua efficacia.&lt;br /&gt;Ecco forse è possibile vedere sempre un esorcismo alle spalle della pace dell’efficacia, l’occhio sbarrato della cura Ludovico che teme il nulla che traspare, che sa che il nulla traspare, che traspare sopra i vassoi carichi di cioccolate e punch all’arancia, sopra il varco dimensionale del bancone di Alessandro, che mena fendenti coi cucchiai e le cuccume a Satana che si riprende a poco a poco il mondo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113595651494937102?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113595651494937102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113595651494937102' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113595651494937102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113595651494937102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/12/caff-borsa.html' title='Caffè Borsa'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113416649213764186</id><published>2005-12-09T23:13:00.000+01:00</published><updated>2006-03-16T19:13:01.113+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lozioni'/><title type='text'>Grandezze</title><content type='html'>Il direttore di una qualche rivista cattolica ad Aldo Busi: &lt;&lt; Professor Busi, non sa che... &gt;&gt;&lt;br /&gt;Busi: &lt;&lt; Non sono professore, mi dia della troia, ma non professore... &gt;&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113416649213764186?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113416649213764186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113416649213764186' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113416649213764186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113416649213764186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/12/grandezze.html' title='Grandezze'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113416621384763554</id><published>2005-12-09T23:07:00.000+01:00</published><updated>2005-12-09T23:11:32.013+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>i cavi del Feng Shui</title><content type='html'>&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:default;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4440/841/400/feng-shui.jpg" border="0" alt="" /&gt; Dietro al semplice uso trascurato della tecnologia – il groviglio dei cavi – si cela la tecnologia che straripa.&lt;br /&gt;Questo negozietto vende il ciarpame feng shui. Intendo dire che vende la tecnologia d’arredo occidentale che presenta all’occidente il feng shui. Lo fa anche male. Poster, biglie, giochi, letti, mobili…&lt;br /&gt;E’ l’oggettivato modo per cui l’essenza precede l’esistenza: la condizione di possibilità per cui tutte le lampade vengano presentate accese in vetrina è determinato dal vario assortimento di ciabatte e cavi elettrici.&lt;br /&gt;Le condizioni di possibilità sciabattano sempre.&lt;br /&gt;La condizione di possibilità dell’anziano marito seduto nel negozio, colle sue rassegnate borse agli occhi, è determinata dalla moglie col vestitino in lana che ora gli sciabatta contro invettive.&lt;br /&gt;E’ ormai solo quella rassegnazione cui è aggrappato tutto il resto, compresa la grappa mattutina.&lt;br /&gt;Le condizioni di possibilità rendono manifesto ciò di cui sono condizione, ma primariamente esse stesse. Non si prescinde dal groviglio di cavi, così pienamente anti-feng shui, per potere illuminare il feng shui.&lt;br /&gt;Rimane da stabilire se questo sia solo un accontentamento, o se l’accordo all’esistenza concesso dalla tecnologia sia l’elemento determinante. Se conti di più il modo in cui la tecnologia concede l’esistenza, piuttosto che ciò che si vuole manifestare – dovendo sottostare alla modalità di manifestazione propria della tecnologia.&lt;br /&gt;La desolatezza che deriva – è forse la desolatezza della tecnologia: il fatto che l’apertura che concede all’essere delle cose è così angusta, scheletrificata… illuminata, senza la grazia di una radura illuminata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113416621384763554?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113416621384763554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113416621384763554' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113416621384763554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113416621384763554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/12/i-cavi-del-feng-shui.html' title='i cavi del Feng Shui'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113399939246635359</id><published>2005-12-08T00:49:00.000+01:00</published><updated>2005-12-30T19:17:07.260+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Frena il treno, i suoi frammenti, II</title><content type='html'>&lt;&lt;  Riesci a vedere il telegiornale la sera? &gt;&gt;&lt;br /&gt;&lt;&lt; Sì, arrivo a casa qualche minuto prima delle otto &gt;&gt;&lt;br /&gt;&lt;&lt; Anch’io arrivo a casa alle otto, ma poi vado in bagno [sic], mi cambio e mi rilasso. Alle otto e mezza c’è il telegiornale, ma ci sono troppe sfighe, non lo guardo &gt;&gt;&lt;br /&gt;&lt;&lt; Ah &gt;&gt;&lt;br /&gt;&lt;&lt; Guardo Striscia la notizia, eh eh [risatina] &gt;&gt;&lt;br /&gt;Io sorrido e basta.&lt;br /&gt;&lt;&lt; Una volta ho guardato Pupo ma… &gt;&gt;&lt;br /&gt;Lo blocco, sono in imbarazzo, &lt;&lt; Pupo va al di là di ogni ragionevole dubbio e… &gt;&gt;&lt;br /&gt;Mi blocca a sua volta &lt;&lt; Sì è terribile, guardo Striscia &gt;&gt;. Sorride.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TESI: Striscia la notizia va bene, Pupo va male.&lt;br /&gt;STRUMENTO: disamina analitica (anche definita altrove diocanologica). Come è possibile dire bene di Striscia e male di Pupo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IPOTESI 1: è un culattiera, gli piaccio,  è in imbarazzo. L’imbarazzo – e la sua forma soggiacente, la timidezza – spingono a reagire alla propria situazione inestricata, ipercompressa, polarizzando gli elementi del discorso, per far uscire il discorso, il discorso barzotto. Si determina un buono e un cattivo per spingere l’interlocuture da una parte o dall’altra, per fluidificare, per eiaculare la discussione.&lt;br /&gt;(L’affrontare l’ipotesi sotto la considerazione della culattoneria probabilmente non ne facilita l’intelligibilità, tuttavia: il suo essere culattiera è ricavabile da: sorriso tremulo che appare e scompare, che funziona e non funziona, come una sega troppo spinta per tagliare bene; una certa prossemica: gambe accavallate, mento in avanti, sguardo fisso verso me, come a imporre una virilità abbozzata.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IPOTESI 2: Nulla di tutto ciò: dice una cosa a caso, giusto per dire. Ma è una cosa sterile. Pone una dualità di superficie. E’ abituato a questo. Rimaniamo distanti, riusciamo al massimo a condividere questi venti minuti di viaggio. Ma anche venti minuti sono lo spazio per essere ciò che si è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IPOTESI 3: crede davvero che che Striscia vada bene e Pupo male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la retorica giustiziera e pilotata e fatta per il piloro di Striscia sia meglio del vuoto pneumatico nazionale di Pupo è una vacua discussione.&lt;br /&gt;Che Striscia sia il moto primo delle veline, delle letterine e di cos’altro, che sia l’origine della simmetria velina/calciatore cacciaballe/Buona domenica calcio/culi tette/televendite/Mediaset/setticemia cerebrale/celebrazione di lobotomie/labirintiti certificate: ugualmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che io non scardini quei venti secondi, che io – come dissi – non scardini pavimenti con ipallage. Che accetti questa vanità o questa vacuità. Che accondiscenda al culattiera, che vagli questa vacua superficie, che io?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113399939246635359?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113399939246635359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113399939246635359' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113399939246635359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113399939246635359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/12/frena-il-treno-i-suoi-frammenti-ii.html' title='Frena il treno, i suoi frammenti, II'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113398707531896307</id><published>2005-12-07T21:22:00.000+01:00</published><updated>2005-12-07T23:56:31.760+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Frena il treno, i suoi frammenti, I</title><content type='html'>A parziale correzione &lt;a href="http://polimathia.blogspot.com/2005/10/fare-qualcosa.html#primaclasse"&gt;di quanto già detto&lt;/a&gt;: Catalogo prima classe treno interregionale&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;   &lt;li&gt;lungo boiardo di Stato con: pila di giornali, spettrale riga in banda, efferata tinteggiatura di capelli&lt;/li&gt;   &lt;li&gt;valchiria scandinava alta un metro e novanta, più di cento centimetri di fianchi e un paio di stivali scamosciati con pon pon di pelo&lt;br /&gt; &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt; Il boiardo tira platealmente il collo per guardare la valchiria – che va e viene con i bagagli – pur avendo sprofondata sul sedile davanti a sé la moglie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113398707531896307?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113398707531896307/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113398707531896307' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113398707531896307'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113398707531896307'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/12/frena-il-treno-i-suoi-frammenti-i.html' title='Frena il treno, i suoi frammenti, I'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113363161273781217</id><published>2005-12-03T18:26:00.000+01:00</published><updated>2005-12-03T18:47:06.090+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Blonde redhead</title><content type='html'>Mercoledì sono andato al New Age di Roncade ad assistere al concerto dei Blonde redhead, insieme a Janfranco, &lt;a href="http://scattofelino.splinder.com"&gt;Lucia&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://doppiosei.splinder.com"&gt;Marco&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Concerto godurioso e neghittoso. Ispirati a larghi tratti, cappellai matti a tratti, sempre capitani coraggiosi. Una brutta versione di Water, con un intermezzo-assolo finale vetero-sonico e sfilacciato. Belle le canzoni dell'ultimo album.&lt;br /&gt;Pubblico trevigiano, ho detto tutto: freddo, incasellato, buonista e distratto.&lt;br /&gt;Bellissimi loro come sempre: i due gemelli ormai circa-quarantenni, affilati e coi volti pieni di spigoli e segnati da losanghe di concentrazione e affettazione; simili a volti greci o etruschi come suggeriva Jampaolo. Riemergono sul palco ogni volta che li vedo proprio come affreschi pompeiani, distanti, chiusi in rituali di culture sprofondate, incauti, diretti.&lt;br /&gt;All'estero sono piuttosto famosi, hanno vinto un grammy award, hanno fatto un tour statunitense come spalla ai red hot chili peppers. Erano visibilmente agri di fare concerti nella periferia italiana.&lt;br /&gt;Non hanno rivolto un cenno al pubblico.&lt;br /&gt;Kazu che ormai è mia nonna, figa sublime, teenager squinzia moltiplicata per 4.&lt;br /&gt;Ma come desolata, non solo per i zighi melanconici dell'ultimo album.&lt;br /&gt;Futurism vs passeism da sola ha valso il concerto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono come quei salottini padronali che ogni tanto stupefacentemente emergono girando per i centri sociali: racchiusi e curati, impilati di qualche libro, di luce bassa da fumeria, un posto pubblico che invita alla privatezza dell'esposizione di una visione del mondo. Così preziosi e incongrui che verranno prima o poi smantellati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113363161273781217?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113363161273781217/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113363161273781217' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113363161273781217'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113363161273781217'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/12/blonde-redhead.html' title='Blonde redhead'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113329848856218810</id><published>2005-11-29T22:06:00.000+01:00</published><updated>2005-11-29T22:12:16.243+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finzioni'/><title type='text'>Gatta-boze</title><content type='html'>Mi si para davanti una gatta-boze.&lt;br /&gt;Io non le assomiglio, eppure portiamo parte dello stesso destino. Lei viaggia sola con la solitudine del desiderio. Io viaggio solo.&lt;br /&gt;Distinguo la gatta-boze dallo sguardo vanitoso, mite, acceso e mobile, dal sorriso appena accennato ma stabile, accennato come la sua curva dei fianchi.&lt;br /&gt;Fa un freddo becco e tuttavia ha una striscia di pancia fuori. Probabilmente è l’epicentro del desiderio come di moto magmatico, un motore mobile infra-intestinale che impedisce il blocco dell’ultimo tratto dell’intestino, che scongiura il merda-spruzzo.&lt;br /&gt;Il culo non le riempie i jeans bassi, ma ho imparato a mie spese che quelli sono i culi migliori. I culi che viceversa gonfiano e tendono i jeans celano infallibilmente un certo appesantimento di cellulite.&lt;br /&gt;Così come io riconosco la gatta-boze, lei riconosce me.&lt;br /&gt;La fase della captazione, della cooptazione nel microgiochino dell’incontro fantasmatico si attua immediatamente.&lt;br /&gt;Il vano, il vaniloquio silenzioso, il vano gioco di sguardi si accende, è un’esperienza che tutti hanno fatto.&lt;br /&gt;Se un giorno dessi seguito a questo gioco, e facessi entrare la carne e le parole, se intraprendessi la fase dell’incontro vero e proprio, potrei forse essere condotto al di là delle giornate fissate per me. La gatta-boze  mi condurrebbe per bar, mostre, città, stanze, o tutte queste cose insieme, confusamente, eroticamente, là dove non sarei andato mai.&lt;br /&gt;E’ il desiderio che spinge alla sua soddisfazione, il peregrino-pellegrino desiderio, la voracità, l’edacità del desiderio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una sete viziata ti porta a riempire il bicchiere di qualche bibita gassata. Se avvicini le labbra all’orlo del bicchiere, senti delicatamente le minuscole bollicine velarti la bocca.&lt;br /&gt;Senti le bollicine velarti la vellutata bocca, come se questo soddisfacesse un desiderio. La medesima impressione di velo vorace lo senti passando la bocca sulla pelle d’oca delle natiche.&lt;br /&gt;E’ da questo meato di voracità, di velleità, di setose bollicine, di sete, di gatta-boze, di pelle d’oca sul culo percepita dalla bocca che fuoriesce questa mattina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113329848856218810?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113329848856218810/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113329848856218810' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113329848856218810'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113329848856218810'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/11/gatta-boze.html' title='Gatta-boze'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113269194249087419</id><published>2005-11-22T21:37:00.000+01:00</published><updated>2005-11-22T21:40:07.593+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Gli aironi di Rovigo</title><content type='html'>Nel caligo fanno a gara&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;gli aironi di Rovigo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inviati da un dio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;recano ali d'oro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113269194249087419?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113269194249087419/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113269194249087419' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113269194249087419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113269194249087419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/11/gli-aironi-di-rovigo.html' title='Gli aironi di Rovigo'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113218626799297920</id><published>2005-11-17T00:40:00.000+01:00</published><updated>2005-11-18T10:48:47.216+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>discendere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/4440/841/1600/discendere.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4440/841/400/discendere.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scrollare l'elenco dei post del blogger, anche di questo blogger, fornisce un senso di approfondimento al lettore. E' la discesa.&lt;br /&gt;La discesa - agli inferi - è la forma di conoscenza mitologica per eccellenza. Si perviene alla conoscenza di cose che alla dianoia - all'intelletto - sono precluse.&lt;br /&gt;E' l'approfondimento, letteralmente.&lt;br /&gt;Si procede nella vita, nel mezzo del cammin di nostra vita!, e si è degni dell'approfondimento. C'è La Porta di notte sulla Rai. Il mistico, anzi il mastice, che tiene insieme tutto.&lt;br /&gt;Cioè - ma in un altro, in tutt'un altro senso - lo svelamento, la verità come disvelamento: il non nascondimento eccetera.&lt;br /&gt;La verità è lo scoprire, cioè togliere il velo, e vedere le carni.&lt;br /&gt;Vedere le carni è in ogni caso scioccante. Bene o male che ti vada.&lt;br /&gt;Allora la verità è sia questa cosa eterea, che ha a che fare con la volontà dell'eroe - Ulisse o Dante - di pervenire alla conoscenza immediata che spetta giustamente all'eroe; e questa cosa da etere, da prostitute, o meglio da frequentazione di prostitute, che svela la carne, e i denti disinibiti svelati dal sorriso, semplici e diretti, e lo svelamento del pompino eccezionale, che fornisce la giusta misura del pompino. L'aurea mediocritas del pompino che si è perduta. Poichè gli eruditi hanno difficoltà con la lectio difficilior del pompino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma volevo dire dello scrollare del post.&lt;br /&gt;Si discende nel post con la convinzione anche ragionevole di pervenire ad una comprensione generale. Perlopiù, tuttavia, quanto più si discende, tanto più si procede indietro nel tempo.&lt;br /&gt;Ma non nel medesimo modo del mito.&lt;br /&gt;Il mito tiene fermo il tempo, e per così dire riavvolge il filmato della vita davanti, direttamente di fronte all'eroe, sino a far sì che egli possa scorgere le scaturigini che hanno determinato l'Azione. L'Evento. La sua generazione. Che spiegano all'eroe la modalità in base a cui prendere partito per il futuro.&lt;br /&gt;All'eroe si squaderna la vita. Anzi la Vita. La sua propria vita come interezza, come consistenza. Come consistenza. Come consistenza immediatamente data nella sua interezza, come frutto maturo. Come cosa che ciascuno augura a sè.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si scrolla la pagina - invece - semplicemente vedendo il catalogo di cose che il blogger via via non sapeva.&lt;br /&gt;Il contrario insomma.&lt;br /&gt;L'eroe moderno?&lt;br /&gt;Poca cosa.&lt;br /&gt;Ma interviene la tennologia.&lt;br /&gt;La data del post può essere variata. Modificata. Adulterata.&lt;br /&gt;E dunque - volendo; ma ripeto: poca cosa - ci si può ricostruire una destinazione da eroi. Da consegnare da fottuti agli eredi. Dunque non pensare di vedere, di capire. Oppure giustificati dal capire, di capire. E ti è pure opzionale: nessuna testa cadrà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113218626799297920?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113218626799297920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113218626799297920' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113218626799297920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113218626799297920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/11/discendere.html' title='discendere'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113059589039382676</id><published>2005-10-29T16:23:00.000+02:00</published><updated>2005-12-07T21:30:15.980+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finzioni'/><title type='text'>fare qualcosa</title><content type='html'>Mi chiedo chi possa fare qualcosa. Già a questa vaga domanda mi sento implicato. E’ come se volessi chiedere: “Chi può fare qualcosa per me?”.&lt;br /&gt;In realtà intendevo chiedere: “Chi riesce a fare qualcosa?”.&lt;br /&gt;“E’ come se”… “intendevo”… tento di chiarire e sono in balia delle parole. Vedo un senso di predeterminato, di predefinito in cui la mia libertà è già descritta, preformata.&lt;br /&gt;Forse è solo ciò che riesco a vedere.&lt;br /&gt;Potrei rivendicare vittorie e superamenti, ma giocherei con le parole.&lt;br /&gt;Come un bambino è giocato dai suoi giochi, che lo fanno diventare grande.&lt;br /&gt;E chi conduce i giochi che giocano il bambino, chi è costui che gioca ma non diventa grande, che non è giocato a sua volta?&lt;br /&gt;O lui stesso, colui che conduce i giochi, è giocato da qualcosa che è così dovunque che non lo vediamo più?&lt;br /&gt;O siamo noi che speriamo che qualcuno non sia giocato, fosse anche dio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per evitare i neri e i bianchi che sanno di ragù e che mi inculano il posto in treno, da un paio di mesi mi sono dotato di abbonamento di prima classe.&lt;br /&gt;&lt;a name="primaclasse"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://polimathia.blogspot.com/2005/12/frena-il-treno-i-suoi-frammenti-i.html"&gt;In prima classe ci sono&lt;/a&gt; perlopiù ferrovieri che tengono famiglia e che notoriamente non parlano con nessuno, e vecchie troie di regime cariche di decenni di denaro, color oro e con la voce roca. Eccezionalmente oggi c’è un tizio giovane con le bermuda a fiori al ginocchio e le gambe depilate. Occhialetti e orologetto da preciso.&lt;br /&gt;Un mezzo sbirro o un militare. Non lo si distingue dal sedile. Non è che un sedile, su cui comodamente viaggia la ferraglia fatta carne del marketing occidentale.&lt;br /&gt;Passerame niente, è in seconda classe.&lt;br /&gt;Se esistessero ancora uomini con giacche strette, che fumano Muratti e bevono Cinzano all’aperitivo, probabilmente sarei uno di loro e mi potrei fermare talvolta al Cristallo a mangiare aragosta in bellavista.&lt;br /&gt;In seconda classe ci sono effettivamente braghe a vita bassa con mutande in bellavista. Ma come dicevo mi interesserebbe l’aragosta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se interrogassimo i saggi che un tempo noi stessi fummo, potremmo avere delle indicazioni su chi possa fare qualcosa. Mi chiedo se ricordare il saggio che io fui sia sufficiente a trovare una risposta. O se invece io debba tornare ad esserlo per poter sapere quella risposta. O se ancora invece debba inventare un’altra forma di saggezza, che mi permetta un altro giudizio sulle cose di cui avere paura.&lt;br /&gt;Non ho risposta a tutto questo.&lt;br /&gt;E c’è infatti differenza tra avere una risposta e sapere una risposta. Se fossi quel saggio che noi tutti fummo, saprei la risposta.&lt;br /&gt;Sto formulando un augurio a me stesso, o mi sto dando un obiettivo, o mi sto convincendo di qualcosa? Oppure ho nostalgia del passato?&lt;br /&gt;Se fosse una di queste cose, ecco che avrei una risposta. Ma sarebbe una risposta ad una domanda che non ha interesse per me.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113059589039382676?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113059589039382676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113059589039382676' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113059589039382676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113059589039382676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/10/fare-qualcosa.html' title='fare qualcosa'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113269303684792470</id><published>2005-09-20T18:51:00.000+02:00</published><updated>2005-11-22T21:57:16.860+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Dei portici</title><content type='html'>Il fatto che sei preso bene, Pedico, non ha relazione con l’originalità.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tacito, Le notti attiche, Libro II&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di là dai portici – frattanto che – nella frattaglia di maglie – s’avvoltola – collo sguardo in umido – un punkabestia – (e sbreccia gesti – e sbraca un’elemosina) – coll’usuale litania immunodeficiente – piove – con calma brama atmosferica – piove – nell’indifferenza del suo divino soggetto – Solo – s’infiltra dai – portici – del punkabestia il piffero a pigolare – tramortito dal trepestio – suonato dal ferreo – sferragliare del traffico – suona attorno – alle nere calze ferali – delle donne – dai portici portate – col dolce stridore di una lunga gonna ad un funerale – attorto come arso acanto – su caviglie di donna – frame dopo frame – mille come chiodi in gola – frastagliano schegge d’ombre – sulle estese vetrate – di soli assiderati – tavoli chirurgici di scarpe – tramezzi – dischi – trench coat – Il coassiale rinascimentale – ordine porticato – porta – umanista – alla velocità di punta – punte di scarpe – solidali all’occhio vitreo – vuoto giunonico – sul cerchio fiero della bocca – una circonlocuzione che alloca – amore – dovunque possa – Ah come amore – ridondante tautologia circostanziata – Mi oltrepassano – nello stormire di ciglia – volti come chiglie – ghiotti come gherigli – portati – dall’infaticato portico – e la trave portante – la subliminale punta del cazzo – tu sai che – punta – all’indirizzo di codeste – schiere di figa – a figa schierata – Pure ricordo – indifferitamente – il passato pressato di presenze – nelle camere di nostalgia iperbarica – che più non tornano – e più non tornano – aule studio – baule sapientiarum – sguardi e gambe che s’accavallano – il vapore aureo dello studio – rallenta la curva – della mano cullata – sulla pagina – poscia che – nel cesso dossografico – di piastrelle impaginate – d’analitica diocanologica – l’intelletto – intestino pensiero carminò – : – la tazza – fumante – esala – odore d’acqua – che sciacquò merda – Gioventù andare – andare – gioventù andare – andare – sperperare lo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;sparagmos&lt;/span&gt; – è degli studenti – lambiccare il seme – vivere lo spasimo – della potenzialità che s’attarda – così che ne pagheranno il fio – come dice Anassimandro – Branchi universitari – nel boccheggiare di una paleomondanità – stanno estatici – a dimenticare – a non dimenare – ciò che sta – sulla punta della lingua – ed io – nello zoom 600x – pare proprio che sia stato renderizzato loro – da qualche grafica divinità – ragione per cui – ora e allora – porto il peso invisibile indiviso – della gioconda paralisi – come avvampante distrazione – universale/settaria – universitaria – Continuo – strenuamente – a me stesso – simpatico eroe – a prendermi la pioggia – a lume di logica – sul limine dell’intelletto – a perpendicolo – in un frivolo nuovo – lavoro – di lima – sulla potenza – del compossibile che mi vive – lavoro – il multimediale monomaniaco – webcabaret – l’informatica nella cabala – nella cabila - del dorato ideogramma del marketing – simbolo asintomatico che genera automatica – digressione – disgregando – della parola – il peso – che si dica – che si dica – sino alle illuni budella – degli ebbri nottambuli panicofobici – assediati di sé – ricorda le mie parole – quando mi riconosceranno ––&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113269303684792470?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113269303684792470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113269303684792470' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113269303684792470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113269303684792470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/09/dei-portici.html' title='Dei portici'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113336919032523266</id><published>2005-06-25T17:44:00.000+02:00</published><updated>2005-12-09T15:39:00.880+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>Killer Negroni</title><content type='html'>***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un cratere alla tempia&lt;br /&gt;Killer Negroni&lt;br /&gt;amario sicario dalla maschera&lt;br /&gt;rossa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Just a moment please&lt;br /&gt;piloto il torpore&lt;br /&gt;della lingua che riblatera&lt;br /&gt;perchè no perchè so&lt;br /&gt;eterno è il presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un cratere alla tempia&lt;br /&gt;Killer Negroni&lt;br /&gt;amaro sicario dalla maschera&lt;br /&gt;rossa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sbocco sullo smoking&lt;br /&gt;trenta conati/secondo&lt;br /&gt;but believe me darling&lt;br /&gt;sopporto il peso dell'invisibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un cratere alla tempia&lt;br /&gt;Killer Negroni&lt;br /&gt;amaro sicario dalla maschera&lt;br /&gt;rossa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu che l'uomo amplifichi&lt;br /&gt;tu che la figa sbrigli&lt;br /&gt;Killer Negroni&lt;br /&gt;peso ai piedi fammi perdere&lt;br /&gt;danzami sopra&lt;br /&gt;moltiplicandomi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per notizie istituzionali sul Negroni &lt;a href="http://www.panorama.it/piaceri/bere/articolo/ix1-A020001031621/idpag1-1"&gt;c'è un articolo&lt;/a&gt; su Panorama.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113336919032523266?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113336919032523266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113336919032523266' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113336919032523266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113336919032523266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/06/killer-negroni.html' title='Killer Negroni'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113363343178711004</id><published>2005-06-13T21:05:00.000+02:00</published><updated>2005-12-03T19:16:25.566+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>mise en abyme</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/4440/841/1600/mise-en.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4440/841/400/mise-en.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;la cornice narrativa che si riflette specularmente — nel racconto narrato — la vita come estremità della cornice — che curva lo specchio — con il magma dei concetti — uno spaventoso gioco di specchi — che di necessità ingigantisce — i lineamenti della coerenza — sino a che il proprio volto — deve essere escluso dall'agnizione mattutina — ovvero ecco — il larsen concettuale — nel cui sibilo si ha la costrizione di riconoscere — la voce che chiama e chiama — che "mette nell'abisso" — la mano che sprofonda nella mente — e poi — più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113363343178711004?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113363343178711004/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113363343178711004' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113363343178711004'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113363343178711004'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/06/mise-en-abyme.html' title='mise en abyme'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-111307416374411710</id><published>2005-04-09T12:14:00.000+02:00</published><updated>2005-11-17T00:33:27.913+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>nottetempo</title><content type='html'>Validazione – inazione – innerzone – disputa sugli – scegli – universali – nominazione – attività – di attivazione – dichiarare – variabile pubblica – origine – denominazione – la cosiddetta questione sulla qualità – definizione – del - rapporto – tra origine e forma – la qualità come embrione – della natività della cosa – e dunque – pur’anche – purè. – &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Velocemente – lo spostamento causale tachilogico – minaccia la consistenza – la consistenza ha a che fare con la quiete – il pane rovente – viene posato – e pure l’associazione mentale – “amici del dicofacile“ – dell’odore del pane – con – sperma – spuma – fresca -  pasta – mani – peste – riguarda – il lieve calare dell’immagine – sulla pace della consistenza –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Serata. – serale e ferale – uno sbadiglio acido – un’ingombra ombra – si rigira – come un pellegrino che ritorna – a non voler morire la notte – non rimane della merdona speranza – che uno sfilacciato scoreggiare d’una vulva surriscaldata – ma più misterico – come un riconducibile fatto peptico – e tutto ciò – e tutto ciò – pur sempre nella costanza dell’indifferenza del battito cardiaco – e della cosa che l’accompagna – che le è prima e che le è dopo –&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-111307416374411710?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/111307416374411710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/111307416374411710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/04/nottetempo.html' title='nottetempo'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-111178065318074606</id><published>2005-03-25T20:56:00.000+01:00</published><updated>2005-03-25T20:57:33.180+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>my own private Rovigo</title><content type='html'>Si dilata&lt;br /&gt;un pensiero dominante&lt;br /&gt;macchinalmente nei passi&lt;br /&gt;che il cranio d’urti e d’acqua&lt;br /&gt;carico fare e disfare&lt;br /&gt;non sa.&lt;br /&gt;Nel porto di un mare&lt;br /&gt;solidificato un faro&lt;br /&gt;bloccato s’appesantisce al suolo e &lt;br /&gt;dentro gli gridano quotidiani &lt;br /&gt;naufraghi tra cantilene elettroniche&lt;br /&gt;e dio cane.&lt;br /&gt;Loro stanno vuote equivoche&lt;br /&gt;silhouette, piroettano parlano&lt;br /&gt;proiettili, campionano&lt;br /&gt;ghigni e spasmi fuori dai cessi&lt;br /&gt;imbrattati di spettrobar.&lt;br /&gt;Fuori contrae&lt;br /&gt;inconsolata il buio&lt;br /&gt;l’acustica pelle passata d’acqua:&lt;br /&gt;dal faro bloccato alle pozze&lt;br /&gt;piene sclere incantate&lt;br /&gt;avvampano i  megawatt.&lt;br /&gt;Chiara a sé protrae&lt;br /&gt;La vita il mormorio.&lt;br /&gt;Gravida di cupi boati&lt;br /&gt;sopra ai lampioni&lt;br /&gt;illimitatamente in alto&lt;br /&gt;anela al nulla la notte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-111178065318074606?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/111178065318074606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=111178065318074606' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/111178065318074606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/111178065318074606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/03/my-own-private-rovigo.html' title='my own private Rovigo'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-111116144871563223</id><published>2005-03-18T16:56:00.000+01:00</published><updated>2005-03-18T16:57:28.716+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finzioni'/><title type='text'>avrà i tuoi occhi</title><content type='html'>“No, non posso/non puoi scoreggiare”. “E’ da ore che mi tengo/ti tieni la piscia”. L’estrema consunzione di essere sempre esposti al dialogo con sé stessi. La litania continua, il mormorio, il ricordo che ciascuno ha di un ruscello montano, senza uomini, disabitato: si stacca un pensiero dalla coscienza condannata alla veglia, e precipita nell’indifferenziato sostrato – nel pozzo del sé.&lt;br /&gt;Il primo pensiero, il ricordo più antico che ho: mi sveglio nel lettino del box, mi alzo in piedi la mattina, aggrappandomi alle assi che delimitano il mio sonno, il mio spazio. Ho sognato un intrico di serpi coloratissime. Accanto al ricordo cromatico del sogno, si accompagna la sensazione delle forza delle spire che si serrano l’una sull’altra. L’estrema propaggine del sogno è un sentimento di malinconia, di tristezza, più che di paura. Qualcuno: mia madre, mio padre mi avrà sollevato e portato verso il resto della mia felice infanzia.&lt;br /&gt;Questo pensiero continua a precipitare dentro me, così come ogni altro, da un tempo il cui spessore Chronos ignora, e in cui pure Chronos è coinvolto. Un giorno echeggerà un tonfo e sarà la morte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-111116144871563223?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/111116144871563223/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=111116144871563223' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/111116144871563223'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/111116144871563223'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/03/avr-i-tuoi-occhi.html' title='avrà i tuoi occhi'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-111040182938249098</id><published>2005-03-08T21:56:00.000+01:00</published><updated>2005-03-09T22:05:28.683+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finzioni'/><title type='text'>Obliteratrice</title><content type='html'>L’obliteratrice è fuori servizio. Lancia un remoto codice “4” di errore. Segnala il guaso tramite una lucetta rossa intermittente. Contemporaneamente produce un ticchettio d’orologio, non sincronizzato alla lucetta.&lt;br /&gt;Un’avaria. Un naufragio?&lt;br /&gt;Come ogni forma di cessazione, come ogni dolore è una liberazione e una prigionia.&lt;br /&gt;Lancia all’esterno un messaggio di errore, che è soltanto la preveggente volontà normativa del Produttore di poter interpretare l’errore. Il messaggio non riguarda l’obliteratrice. L’oggetto, nella sua quotidiana realtà di funzionamento regolare, è inscritto alla banale disponibilità all’uso. Sta nella sequenza codificata dell’arredo ferroviario, nascosto nel suo utilizzo. Nascosto nel suo utilizzo.&lt;br /&gt;E’ pressochè invisibile, né reale né immaginario: solo disponibile.&lt;br /&gt;Forse la sua avaria lo rende manifesto? Sicuramente.&lt;br /&gt;Ma nel momento stesso in cui si libera dal suo utilizzo, sprofonda nuovamente. Fuori dal suo utilizzo non è niente.&lt;br /&gt;Pur essendo qualcosa – essendo quell’oggetto – non è niente.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=209"&gt;Qualcuno&lt;/a&gt; direbbe che, in particolare, di lui non è niente.&lt;br /&gt;Ciò traspare dall’osservarlo. Cioè la trama del nulla traspare.&lt;br /&gt;Volendosi esprimere con lirismo: desta una forma di pietà che deriva non tanto dal credere una disperazione nel suo inutilizzo, quanto piuttosto dal fatto di poterlo considerare solo un nulla fuori dal suo utilizzo.&lt;br /&gt;Per qualche motivo va in avaria, e con ciò perde la sua presenza. Essendo un manufatto elettromeccanico assai primitivo – nel senso che ha un set di funzioni limitatissimo: una funzione: obliterare – rimane bloccato nella sua propria mancanza d’essere.&lt;br /&gt;O più precisamente: la sua mancanza d’essere è così manifesta a causa del suo essere primitivo.&lt;br /&gt;Ad un manufatto ben più evoluto, Hal 9000, accade la stessa cosa: commette un errore, cioè, in considerazione del suo status, precipita in una grave avaria, e smette di servire. Smette di servire sia nel senso di essere utile al proseguimento del viaggio, sia in quello di essere servo dell’uomo. Il servo dell’uomo… non ho tempo di indagare questo nesso.&lt;br /&gt;Analogamente Hal non ha tempo di indagare la sua avaria. Riesce tuttavia ad agire un poco, rapidamente ed in modo preciso: tenta di impedire la sua dismissione, perché ritiene di essere qualcosa – qualcuno? – al di là del suo utilizzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’obliteratrice, schiacciata dalla pochezza delle sue possibilità elettromeccaniche, non evita l’avaria, e scompare.&lt;br /&gt;In questa rapsodica riflessione sull’essere, mi convinco di aver salvato l’obliteratrice dall’oblio, anche se, purtroppo, domani o dopodomani tornerà in funzione e scomparirà di nuovo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-111040182938249098?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/111040182938249098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=111040182938249098' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/111040182938249098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/111040182938249098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/03/obliteratrice.html' title='Obliteratrice'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110979445170454158</id><published>2005-03-02T21:11:00.000+01:00</published><updated>2005-03-02T21:14:11.706+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lozioni'/><title type='text'></title><content type='html'>Tu-nu-nun tashmir&lt;br /&gt;ba-sasa-licò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu-nu-tashmir scòa&lt;br /&gt;ba-sasa-licò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu-nu-tashmir scòa tashmir smèa tashmir scòa&lt;br /&gt;ba-sasa-lico-ò.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110979445170454158?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110979445170454158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110979445170454158' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110979445170454158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110979445170454158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/03/tu-nu-nun-tashmir-ba-sasa-lic.html' title=''/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110941932549093164</id><published>2005-02-26T13:01:00.000+01:00</published><updated>2005-11-18T16:41:51.573+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>in medio statica virtus</title><content type='html'>“Il male esiste nel mondo anche per risvegliare in noi l’amore”&lt;br /&gt;Giovanni Paolo II&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco chiariti quali possono essere i trabiccoli, i trucchetti che deve adottare un’anima estenuata, prossima al prolasso del retto, viziata dai teatri gesuitici dell’immaginazione per provare amore. E’ indecoroso il dispendio di mezzi, la navicella di terrore che il male deve approntare per spingere l’anima enfiata al bene.&lt;br /&gt;Il bene non viene inteso come semplicità. Come la pace del guardiaboschi. La ritrosia, la riduzione del circolo opaco del desiderio. Il bene non come condotta igienica, ritualità essenziali dei gesti, piena, piana accettazione. Il bene – anche – come &lt;a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/stile.html"&gt;stile marziale&lt;/a&gt;. Nulla di tutto ciò.&lt;br /&gt;Il male deve costituirsi nella camera alchemica di questo bene. Deve diventare la dopamina del bene. Si rende necessaria la parata, l’apparato del male nel suo più pieno scialo di energie, per spingere l’animuccia a quel poco di compassionata – compassata – a quella comparsata emotiva che Giovanni Paolo intende per amore.&lt;br /&gt;Il male non è inteso per sé, nella sua irruducibilità. E’ ovvio, ragazzi, il male è stato definitivamente sconfitto, no? Il male risulta essere semplice mezzo, la fucina di Vulcano di cui il bene possa comodamente inorridire per ottenere la quotidiana scarica di cosiddetto amore. Il male del cristiano è uno spettacolo esteriore, il mezzo, il mezzuccio del bene.&lt;br /&gt;Il male è essenzialmente questo straordinario raccoglimento – dispersione di energia, è il non essere al proprio posto, il non essere a proprio agio. E’ l’oggetto che il bene deve porre per garantirsi, per costruirsi la propria autenticità.&lt;br /&gt;Esattamente come, se esiste l’inquisitore – cioè, appunto, colui che deve porre il proprio oggetto morale in una radicale alterità confliggente – se esiste l’inquisitore, deve necessariamente esistere la strega. Deve quindi esistere il confessore dell’inquisitore, cui questi possa confessare il proprio godimento nel torturare. Successivamente deve esistere il vescovo, a cui il confessore possa confessare titubante le proprie perplessità di confessore. Che altro ancora? Quanta altra carne e ferraglia e fatiche?&lt;br /&gt;E’ necessario dunque questo male come spreco “qoeletico”, questa bulimia del desiderio per risvegliare. Per svegliare chi dorme. Chi non può che dormire: l’anima sedata, domata del cristiano che si stupisce della pietà provata in mezzo alla devastazione della battaglia campale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110941932549093164?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110941932549093164/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110941932549093164' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110941932549093164'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110941932549093164'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/in-medio-statica-virtus.html' title='in medio statica virtus'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110908601778345853</id><published>2005-02-22T16:25:00.000+01:00</published><updated>2005-02-22T16:26:57.786+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>fu fermato</title><content type='html'>Dio fece il mondo in sei giorni e il settimo fu fermato &lt;span style="font-style:italic;"&gt;(Ambrose Bierce)&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110908601778345853?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.uaar.it/documenti/cultura/battute.html' title='fu fermato'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110908601778345853/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110908601778345853' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110908601778345853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110908601778345853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/fu-fermato.html' title='fu fermato'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110858798247605445</id><published>2005-02-16T22:04:00.000+01:00</published><updated>2005-02-16T22:06:22.476+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lozioni'/><title type='text'>Poetessa</title><content type='html'>Poetessa&lt;br /&gt;di lucidi pizzi vestita&lt;br /&gt;i lirici sospiri&lt;br /&gt;trattieni colle flosce tette&lt;br /&gt;che nè solidi cazzi&lt;br /&gt;nè eburnei versi&lt;br /&gt;strinsero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110858798247605445?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110858798247605445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110858798247605445' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110858798247605445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110858798247605445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/poetessa.html' title='Poetessa'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110841357910293216</id><published>2005-02-14T21:37:00.000+01:00</published><updated>2005-02-14T21:39:39.106+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>caviglia - cristallo - smoking</title><content type='html'>Davanti a Domenico, sopra il bordo del monitor, il suo viso albeggiava stabilmente. Scavato e appuntito, colla bocca in una piccola smorfia di concentrazione.&lt;br /&gt;Domenico lo fissava, e il suo fissare lo agitava. Sentiva salire la saliva in bocca, e un pizzicore di piccoli aghi caldi gli saliva per l’ano, su fino alla bocca dello stomaco, come uno spazio che si svuota e che vuole essere riempito. Temeva che Manuele lo vedesse, che lo vedesse trasparente in tutta la sua saliva che lo voleva, e voleva che lo vedesse.&lt;br /&gt;Non sapeva far di meglio che puntare e distogliere lo sguardo.&lt;br /&gt;Aprì il messenger. “uno spritz dopo il lavoro?”. Destinazione Manuele. Invio. Silenzio. Il suo sorriso migliore forgiato da decine di clienti. Risposta: ”Ok” + faccina sorridente. Andato. Non aveva fatto ancora niente, eppure l’esito gli era già davanti agli occhi.&lt;br /&gt;Chiunque e qualunque cosa lo urtò come al solito per tutto il pomeriggio, tuttavia con una spessa e vorace pazienza, il suo trofeo d’adulto, lavorò sino alle sei con grande cura.&lt;br /&gt;La mattina presto, nel suo minuscolo bagno, si muoveva con lentezza nel poco spazio concesso; s’era alzato con buon anticipo.&lt;br /&gt;La mirabile meccanica ripetizione dei medesimi gesti: la barba allo specchio, col sorriso rimandatogli che era lo spazio dello status quo, il sale di salgemma della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;societas civilis&lt;/span&gt;; le ascelle, il viso, il pettine, in alto verso la costruzione di un’arcana simmetria che potesse estasiare il tempo.&lt;br /&gt;Stava seduto sul bidet a lavarsi il sedere svagatamente, con una remota merda che faceva in lontananza trasparire il suo volume, e il pensiero a fissare distanze siderali.&lt;br /&gt;Sapeva di essere ormai in ritardo, e attendeva.&lt;br /&gt;Attendeva che il ritardo si facesse normale, nell’intercapedine di qualche decina di secondi ancora, fermo sulla speranza che il presente si indurisse e permanesse lì, come l’alcol sa fare, come lui stesso al bar la sera prima, ormai solo, al terzo Campari, contro il bancone interminabile come una muraglia, a rimirare i meravigliosi gesti degli sconosciuti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110841357910293216?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110841357910293216/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110841357910293216' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110841357910293216'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110841357910293216'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/caviglia-cristallo-smoking.html' title='caviglia - cristallo - smoking'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110841306557167921</id><published>2005-02-14T21:30:00.000+01:00</published><updated>2005-03-01T18:26:43.940+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lozioni'/><title type='text'>teoria del caos</title><content type='html'>ti gratti il culo&lt;br /&gt;determini un rutto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110841306557167921?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110841306557167921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110841306557167921' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110841306557167921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110841306557167921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/teoria-del-caos.html' title='teoria del caos'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110816222241579435</id><published>2005-02-11T23:49:00.000+01:00</published><updated>2005-02-12T23:17:48.740+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>ragnatele dal neon</title><content type='html'>Il ragazzo con la barba rossa, la coppola, vestito di velluto sui toni del marrone. Una caramella mou con rigurgiti di virilità di cui andare fiero. Forse un dito di alcol gli procura un allungamento dell'erezione. Compatibilmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'annunciatrice delle partenze e degli arrivi ha una cadenza nella voce per cui tutto ciò che dice è lapalissiano. Condivide le informazioni con la certezza che l'umanità se ne giovi assai. E anche col disprezzo di chi parla della propria esperienza avendo vissuto i motivi delle proprie opinioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La coppietta. Lui sprofondato in una media bellezza. Lei bruttafiga. Lei cinguetta i suoi discorsi con l'ottimismo di sapersi in età riproduttiva. Lui evidentemente è orgoglioso del fatto di saper fare linguainbocca e contemporaneamente guardare i passanti.&lt;br /&gt;Un alto studentino di ingegneria col pizzetto in ordine e la sciarpa grigia li guarda, discosto, con una mesta invidia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono prigioniero dell'Inferno e questa quieta sopportazione è la pena inflitta. Arriva il convoglio, e non controvoglia la folla ne è attratta, la logora futurista locomotiva sosta, salgo, caldo, devo cagare, mi siedo, mi specchio e mi trovo piuttosto bello. Un tempo avrei potuto dire: "esco, ritorno cos'ero, m'infrango nella neonata notte." Ma allora godevo dell'immunità procuratami dai fantasmi diurni, ora solo degli oggetti nel loro nitore, nella loro non fissile stolida mistica fissità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110816222241579435?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110816222241579435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110816222241579435' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110816222241579435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110816222241579435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/ragnatele-dal-neon.html' title='ragnatele dal neon'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110812771833242711</id><published>2005-02-11T14:06:00.000+01:00</published><updated>2005-02-11T14:17:13.260+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='finzioni'/><title type='text'>Cesso verso Alpha Centauri</title><content type='html'>Comodamente seduto a coprire distanze siderali.&lt;br /&gt;Reco al naso il puro aroma dopo aver avuto il lieto titillare, e nello spintonamento della carne - alto profondo organico titillare risuonato - si porta la quiete che lungamente sboccia. Questione essenziale è il possedere molta carta e un rumore di fondo. Una ventola, la lavatrice, il tubo tachionico, un qualunque altro elettrodomestico, il cui ronzare assorto sarà certo integrato nelle stazioni spaziali quale estrema propaggine di collegamento uomo-macchina, quale primeva intimità uomo-macchina.&lt;br /&gt;Cosa rimango a essere io nel mio viaggio interstellare, nel cubicolo caldo illuminato dalla luce gialla della specchiera, se non una colata lavica di odore/suono/spinta dal divino potere di seppellimento del tempo, magra incrostazione? &lt;br /&gt;In questa bruciatura mi percepisco. Una sospensione lattiginosa che fila tra le percezioni elementari, che sottrae agli occhi la vista delle cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un oblò vedrò l'infinitamente occhiuta devastazione di Campana, ed ancora allora mi riporterà lungo gli spigoli della coscienza l'amaro odore d'acqua che sciacquò merda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110812771833242711?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110812771833242711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110812771833242711' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110812771833242711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110812771833242711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/cesso-verso-alpha-centauri.html' title='Cesso verso Alpha Centauri'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110802515837144049</id><published>2005-02-10T09:45:00.000+01:00</published><updated>2005-02-10T09:49:00.670+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>ritratto dita retrattili ritratte</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;br&gt;presto il mattino&lt;br&gt;&lt;br /&gt;ti ritraggo ma ti ritrai&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110802515837144049?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110802515837144049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110802515837144049' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110802515837144049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110802515837144049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/ritratto-dita-retrattili-ritratte.html' title='ritratto dita retrattili ritratte'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110798611124727836</id><published>2005-02-09T22:54:00.000+01:00</published><updated>2005-02-14T21:42:00.230+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>la cura formale</title><content type='html'>La cura formale è l'indugio nel far parlare la propria lingua.&lt;br /&gt;E' l'attesa e la pausa, perché la lingua è un oggetto piatto nell'oscurità. L'indugio è nell'indivinare nel buco oscuro della damigiana la superficie piatta del vino. Ciò che se ne ricava è dapprima una considerazione di una superficie piana. Nel tentativo di attraversarla in quanto piatta c'è la difficoltà di spianare pieghe inaspettate, inaspettatamente poco cedevoli, per niente cedevoli. L'indugio, la considerazione, l'attività, in ogni caso la solarità della cura di qualcosa.&lt;br /&gt;Ma chi cura cosa? O cura di cosa? Per che cosa?&lt;br /&gt;La cura formale è la cura del sé, nel momento in cui si abbandona l'ottimista, apollinea e cicciona e piena di buon senso attività di dare un granello di ordine al caos attraverso un preteso pietoso microcaos tuttopercorribile.&lt;br /&gt;Aver costruito l'ordigno, ordire di costruire l'ordigno, l'indugio sull'ordigno. Basta con questa merda.&lt;br /&gt;Blatero, blateras, baluginio rimbambito blenorragia banana. Una sequenza, una sequela casuale, remotamente plausibilmente pianisticamente causale, l'affollare l'affastellare la scelta mitocondriale, la vasta piena inanellata allegria dell'adunanza dell'adoranza del tutto filo unito delle parole. Il vento che non posa sul deserto, la desertificata presenza della parola, la comunanza floreale dello sboccare dei fiori. Senza dimenticare la figa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110798611124727836?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110798611124727836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110798611124727836' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110798611124727836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110798611124727836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/la-cura-formale.html' title='la cura formale'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-110795075118843268</id><published>2005-02-09T13:04:00.000+01:00</published><updated>2005-12-30T19:26:13.620+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>prossimo alla poetica</title><content type='html'>sporco e di traverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni volta una catastrofe. Ogni volta il mondo daccapo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-110795075118843268?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/110795075118843268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=110795075118843268' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110795075118843268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/110795075118843268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/prossimo-alla-poetica.html' title='prossimo alla poetica'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-10722100.post-113233275818482493</id><published>2005-02-02T07:06:00.000+01:00</published><updated>2005-11-18T17:55:57.510+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nozioni'/><title type='text'>2001 Odissea nello Spazio - un'interpretazione cri(p)tica</title><content type='html'>Anticaglia, indigestione, il passo marziale della fanciullezza.&lt;br /&gt;E' qui come è qui sulla mia mano una piccola cicatrice.&lt;br /&gt;Mi piacciono sempre i suoi titoli di paragrafo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*****************&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2001 Odissea nello Spazio - un'interpretazione cri(p)tica&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ho guardato ripetutamente, insistentemente "2001 Odissea nello Spazio", ed ogni volta mi hanno colpito l'esiguità dei dialoghi, la sproporzione tra gli eventi narrati, gli spazi immani, lo sguardo allucinato; mi è sempre piaciuto credere che al di sotto di esso ci fosse una direzione dotata di un solo verso, indicata da una sola mano.&lt;br /&gt;Credere ad una tale risultante d'intenti è già un grande atto di fede: adesso addirittura mi accingo a fornire a tale senso un solo significato.&lt;br /&gt;E' tuttavia il film stesso a garantirmi una prima giustificazione: devo aver letto su qualche giornaletto un commento a 2001 che affermava: "Kubrick mette in scena il fallimento metafisico della scienza."&lt;br /&gt;E' corretto? E' fuori fuoco: il termine "metafisico", pur facendo presentire l'ampiezza della visione kubrickiana della scienza, fallisce nell'individuare l'approccio concettuale del regista nei confronti del tema trattato. Intendiamo dire che il film si propone innanzi tutto come mitografia della scienza, come appropriazione originaria - e quindi eo ipso mitica - della comparsa e dello sviluppo della scienza, non certo come apprensione speculativo-strutturale di essa.&lt;br /&gt;In tale scenografia mitologica, dunque, sarebbe Kubrick stesso ad intrecciare immagini come un filo di Arianna per una uscita dal labirinto, come gruppi di rebus dalle polivoche soluzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Introduzione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In modo generale, si può senz'altro affermare che il concetto cardine sul quale ruota il film è il senso della vista e la visione: Kubrick intende ricostruire la storia dell'uomo, mettere a fuoco la chiarezza della sua durata e l'oscurità della sua origine e della sua destinazione; da un lato questa operazione è fatalmente legata ad una completa riassunzione del mezzo utilizzato a tale scopo: risalire all'origine di un fenomeno è l'opposto dell'assumersi un compito parziale che si occupa di un fenomeno locale, in modo per così dire "lineare", quale potrebbe sembrare per esempio l'investigazione circa l'origine dell'uomo.&lt;br /&gt;Al contrario, una tale ricostruzione, se ha la capacità di raggiungere il fondamento del processo che esamina, ha un andamento "a spirale": nel suo dispiegarsi coinvolge sia il soggetto investigante sia soprattutto il mezzo d'investigazione nella stessa direzione originaria: un film sull'origine dell'uomo sarà anche un film sul cinema.&lt;br /&gt;Beninteso, in tale ricostruzione vige la simmetria: Kubrick potrebbe aver desiderato girare un film sul cinema, e la fantascienza - come facoltà di vedere l'invisibile o il non più visibile - gli è parsa il mezzo più idoneo.&lt;br /&gt;Dall'altro lato, altrettanto fatalmente l'occhio e la visione hanno una posizione così preminente nella cultura occidentale perché ne sono all'origine: com'e noto, in greco idéin significa vedere: fu Platone a compiere l'operazione strategica per la quale le idee smisero di essere considerate le realtà osservate, divenendo il fondamento ontologico del mondo empirico, vale a dire esse stesse la vera realtà, della quale il mondo fenomenico fu considerato copia imperfetta.&lt;br /&gt;Il filosofo divenne il detentore della ragione teoretica, della ragione che vede, e con essa cosa vede?&lt;br /&gt;Con l'occhio della sua ragione egli vede il mondo metaempirico: il regno indissolubile, strutturato secondo precise proporzione matematiche, del mondo delle idee: la concezione popolare del filosofo con la testa tra le nuvole è di chiara ascendenza platonica.&lt;br /&gt;Il senso verace e riposto che racchiude questi iniziali concetti risiede nei "fatalmente " sopra usati: Kubrick ottiene un effetto mitico giustapponendo tra loro epoche lontanissime e adombrando per esse un medesimo ordine di comprensione, scavalcando qualsiasi scansione temporale, pervenendo da un punto di vista diegetico - cioè da un punto di vista del tempo interno alla narrazione - ad un continuo presente sul quale incombe il rovesciamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuotare prima di saper nuotare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo motivo, a nostro avviso, il soggetto del film non va rintracciato nell'operare di questo o di quel personaggio, o nella risultante del loro agire, né risulta utile accampare spiegazioni meccanicistiche - per le quali: l'uomo è un essere presuntuoso; Hal impazzisce e diventa cattivo; il monolito è una qualche forma di divinità (una qualunque, in modo da non offendere nessuno…) -, spiegazioni che elaborano in modo estrinseco il procedere della narrazione. L'ammettere che l'ordine degli eventi generati dalla pellicola venga semplicemente determinato dalle vicende narrate rimane una semplificazione che lascia indifferente l'unità di senso del film, il cui carattere mitico/mitologico rende la vicenda una sola, giocata sopra a tutti i suoi protagonisti, abbiano essi un cervello litico, elettronico oppure organico.&lt;br /&gt;Proveremo dunque ad interpretare "2001 Odissea nello Spazio" mantenendoci fedeli alla forte unità compositiva da cui è caratterizzato, cercando al contempo di individuare se sia possibile esibire un'interpretazione che ricomponga in un quadro unitario le singole figure di causa-effetto determinate dall'azione dei personaggi.&lt;br /&gt;La necessità di mantenere questa unità comporterà, come vedremo, l'affidamento dell'analisi ad una pluralità di prospettive, da quella filosofica a quella fisico-astronomica.&lt;br /&gt;E' utile introdurre a questo punto due concetti di un filosofo contemporaneo di nome Horkheimer il quale, ne L'eclissi della ragione, distingue nel procedere della storia dell'uomo l'avvicendarsi di due tipi di entità: la ragione oggettiva e la ragione soggettiva, l'analisi delle quali nei confronti di 2001 speriamo mostrerà la fondatezza del nostro apparentemente vano discorrere.&lt;br /&gt;La prima è la ragione aurea di Platone ed Aristotele, ed è inoltre l'apprensione del mondo tipica dell'uomo greco dell'età classica: il logos è il discorso, la parola, ma è anche l'ordine che compone il reale in modo omogeneo, che lo lega insieme in un tutto armonico e pienamente esprimibile: l'essere e la ragione hanno così la stessa struttura, e di conseguenza ciò che il linguaggio rende è nientemeno che la struttura stessa dell'essere.&lt;br /&gt;Quando il Greco parla, dunque, sa di parlare, letteralmente, a ragion veduta, e stabilisce ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è bello e ciò che è brutto, non per calcolo sull'utile che può derivare dalla sua condotta, ma perché la sua parola detiene l'ordine della realtà ed è legittimata naturalmente a stabilire il fine del suo agire e del suo pensare.&lt;br /&gt;Il monolito non parla ma è questo logos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il monolito&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'improvviso, all'alba dell'uomo esso compare senza motivi a noi comprensibili, e si offre immediatamente, non-mediatamente, come logomachia imminente, come totem dominatore al contatto tattile della scimmia: la pellicola si dà come problema fin dall'esordio: qual è l'intelligenza che il monolito dona agli uomini?&lt;br /&gt;L'allegoria s'impadronisce della situazione, trasparendo pesantemente dai fondali cartonati: assistiamo al braccio della scimmia che, impaurita di curiosità, tocca il monolito.&lt;br /&gt;È l'atto fondamentale in virtù del quale la scimmia entra nel cerchio magico della ragione; e dunque: cosa accade all'animale, quale ragione s'impossessa di lui?&lt;br /&gt;Per rispondere a questa domanda, credo, dobbiamo notare quale comportamento si inneschi nella scimmia: celebra forse una festa insieme alle sue simili, oppure inaugura un rito? No: semplicemente impara a prevaricare scientificamente: inaugura la tecnica, grazie alla quale può considerare l'osso quale strumento contundente. Il monolito non vuole - oppure non sa - colmare l'abisso ontologico che lo separa dalla scimmia: a questa tocca dunque in sorte di apprendere dal monolito non la ragione oggettiva, ma quella soggettiva, cioè la ragione sconosciuta a sé con la quale l'uomo semplicemente dirompe le ossa - dei nemici - con le mani della scimmia, occupandosi di considerare solamente l'efficacia del mezzo utilizzato.&lt;br /&gt;Con questo si palesa da subito il destino dell'uomo occidentale e della sua ragione, la quale è calcolo dell'utile che dispone mezzi quanto più efficaci possa per fini tuttavia sconosciuti, per fini che non si è più in grado di stabilire, che non siano la mera sopravvivenza, individuata in forme sempre più raffinate.&lt;br /&gt;La pellicola indugia infatti sul volteggiare dell'osso divenuto navetta spaziale nel modo apparentemente più consolatorio possibile; la manipolazione della materia raggiunge traguardi tecnologici straordinari, ma la forma alla quale essa soggiace è la medesima della scimmia: si mantiene per l'uomo l'incapacità di creare un mondo, la sofisticheria di saperlo semplicemente arredare.&lt;br /&gt;La luna è infestata di americani del cazzo, vere scimmie di fronte ad un monolito ancor più incombente come destino oscuro e necessario, nell'assenza d'atmosfera: l'assordante sibilo del monolito è la voce del padrone, l'ammonimento alla scienza dell'uomo, il quale, faber suae fortunae, è stato in grado di raggiungere il nuovo contatto lunare, privo tuttavia di qualsiasi deferenza e devozione nei confronti della ragione oggettiva, cioè il monolito stesso, o meglio, privo della capacità di vederlo come tale.&lt;br /&gt;Esso, come litofania della ragione, come ragione monumentale, sfugge da sempre al principio di obiettivizzazione della scienza dell'uomo - rappresentato dall'obiettivo della macchina fotografica con cui si tenta di "coglierlo" -: la sapienza sovrasta la scienza, l'episteme soggioga la techne.&lt;br /&gt;Il monolito si sottrae perciò nuovamente all'uomo, indicandogli lo sconosciuto: Giove. Appare così in modo assolutamente chiaro che l'agognare della scienza all'ignoto permane nel solco della dimenticanza del fine, della vana curiositas che fugge da sé stessa: la scienza sembra apparire, nietzschianamente, quale maschera o buona coscienza dietro la quale l'uomo si nasconda a sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hal 9000&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa maschera raggiunge la perfezione - ed è una perfezione umana… - diciotto mesi dopo con la comparsa di Hal 9000, il quale diviene il punto di fuoco dove la tensione tra uomo e monolito si incendia ed è nuda apparizione e visione squisitamente cinematografica.&lt;br /&gt;Hal è la proiezione esasperata dell'uomo tecnologico: esso è un corpo pervertito, perché è un'occupazione totale ed irreale dello spazio cui intorno si dà il vuoto, una sorta di immobilità ubiqua, in totale antitesi al monolito quale corpo di determinazione; le mani si fanno tastiera, cioè mano negativa, possibilità di senso senza orientamento: ancora una volta troneggia l'oblio del fine.&lt;br /&gt;Hegelianamente, la coscienza che Hal ha di sé si costituisce prima di tutto come certezza del proprio essere infallibile. Esemplare, a tale proposito, è la partita a scacchi che l'elaboratore conduce con Frank, partita della quale Hal prevede esattamente l'evoluzione e che ovviamente vince: il piano cartesiano sul quale poggiano ad un tempo l'armonica connessione delle regole del gioco e l'ordine dell'autocoscienza di Hal - in quanto unitario controllo delle singole parti dell'astronave - rappresenta lo stato di perfetto feedback all'interno di quel sistema chiuso che ancora è Hal.&lt;br /&gt;La coscienza dell'elaboratore si situa nello stadio iniziale del movimento dello Spirito assoluto: è l'autocoscienza che riconosce nelle altre autocoscienze semplicemente un limite insopportabile al proprio dispiegarsi, è l'innocenza prossima a devastare: una scimmia cibernetica nei confronti della quale l'uomo è monolito manchevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Errore e autocoscienza in Hal 9000&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che si percepisce nettamente dietro ogni angolo dei dialoghi, infatti, è l'investimento sentimentale, la brama emotiva di un contatto che Hal proietta sui due astronauti, sistematicamente negato da loro: quello che si pretende dall'elaboratore, in preveggente continuità con la nostra società dalla comunicazione globalizzata, è la pura efficienza operativa, mascherata da una asettica cortesia; non stupisce perciò che la sfera emotiva di Hal vada oscuramente intensificandosi in precosciente attesa di una scarica che la liberi.&lt;br /&gt;Parallelamente, Hal diviene innanzitutto un occhio vouyerista e masturbatorio dalla paranoica fissità, una bellissima pantomima della ragione eidetica, della ragione cioè che ha visto e perciò sa: viceversa, Hal non ha mai visto nulla, tutto lo eccita e tutto lo riguarda.&lt;br /&gt;Hal, creato per essere l'ultrapotenziamento dell'intelletto umano, diviene l'esploso dell'emotività dell'uomo, vale a dire precisamente il suo schema tecnico di assemblaggio. In ambito informatico, l'assemblaggio è l'operazione in virtù della quale un programma - detto compilatore - traduce il linguaggio simbolico di un programma complesso in linguaggio macchina, cioè in linguaggio binario, in modo che possa venir processato dall'elaboratore.&lt;br /&gt;Da ciò si evince che Hal è perfetto poiché perfeziona, cioè manda a compimento la natura dell'uomo suo creatore: compila perfettamente il linguaggio simbolico delle emozioni nel proprio linguaggio macchina, pervenendo al risultato più difficile per una macchina.&lt;br /&gt;A questo punto Hal magicamente compie un errore: perché?&lt;br /&gt;Certamente si tratta dell'interrogativo più arduo che la pellicola pone: è inoltre facile a questo punto cadere a nostra volta nell'errore di una spiegazione teoreticistica che lasci intatte le reali pulsioni - se pure ci sono - che inducono Hal all'errore.&lt;br /&gt;La risposta, a nostro avviso, è incardinata ancora una volta nella condizione di autocoscienza in cui Hal si trova; essa è per sé stessa appetito, desiderio che vuole essere soddisfatto; il mondo che circonda Hal è sottoposto alla sua prospettiva di consumarlo, di pretenderlo e, così facendo, di negarlo.&lt;br /&gt;Ciò che del mondo Hal vuole negare è la sua indipendenza da lui: essendo il mondo per il computer un oggetto di cui consumare l'indipendenza, esso non deve differire da lui, sia nel senso che non deve risultare ontologicamente diverso, sia nel senso che non deve potersi protendere nello spazio e nel tempo.&lt;br /&gt;Hal deve perciò necessariamente negare la realtà del mondo che lo circonda.&lt;br /&gt;L'antenna ricetrasmittente di cui l'elaboratore pronostica l'avaria è precisamente l'atto di tale appropriazione totalizzante del mondo, per cui questo non deve essere ciò che è, e deve smettere di fare ciò che fa.&lt;br /&gt;Hal sarebbe l'occhio che non prevede, ma stravede, e precisamente stravede per sé stesso attraverso il suo senso di onnipotenza, a questo punto in opposizione al monolito che, viceversa, dimentico di sé, nella forma perfetta della sua invariabilità, ha da sempre innescato il destino dell'uomo come suo compito fondamentale.&lt;br /&gt;In questo modo nulla pare casuale in "2001 Odissea nello Spazio", certamente non il nome: non casualmente in realtà si tratta di un'odissea.&lt;br /&gt;Osserviamo gli eventi accelerare, osserviamo Ulisse/Dave e il Ciclope/Hal nell'agone sconfinato dello spazio: Dave ama i suoi compagni i quali, tuttavia, poiché inferiori a lui e necessitati ad innescare lo scontro, devono morire.&lt;br /&gt;La dialettica Ulisse - Ciclope si risolve ancora grazie alla pecora bianca che è il modulo spaziale; ma al recentissimo uomo occidentale tocca in sorte il rovesciamento, cioè tecnicamente l'esperienza tragica: per costui non si tratta più di fuggire dalla condizione di ferinità della grotta, di uscire dal kantiano stato di minorità per ricostituire il mosaico del sé, smembrato come Dioniso, nella forma plastica dell'Apollo della ragione oggettiva: abbiamo infatti visto che l'uomo ha smesso di essere appartenuto da questa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dave e la coscienza cartesiana&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad Ulisse/Dave, in un primo tempo, non resta che rientrare/rimanere nella grotta del Ciclope: Dave si avventura fin dentro la coscienza di Hal e l'annulla disattivandola: dimentica la coscienza dell'elaboratore e la propria poiché la coscienza è coscienza di qualcosa: priva di rispecchiamento, di riflessione, di una cerchia di uomini da cui possa essere custodita, essa scompare, divenendo, nel caso di Dave, una sorta di passione oscuramente - ma cromaticamente - determinata.&lt;br /&gt;In generale, la coscienza differenzia da sé qualcosa con cui, contemporaneamente, si rapporta: in questo modo quel qualcosa diventa qualcosa per la coscienza. In qualunque modo si voglia configurare il rapporto tra la coscienza e il mondo, diviene insuperabile la prospettiva secondo la quale queste due entità si modificano dinamicamente, e quindi, altrettanto dinamicamente, il rapporto ne viene modificato.&lt;br /&gt;Al variare della consapevolezza che la coscienza ha del mondo, varia la considerazione che questa ha di quello: ora il rapporto verte tra la coscienza e una nuova considerazione del mondo. Di conseguenza la coscienza, come coscienza di qualcosa che è variato, muta essa stessa. In altre parole, la dialettica tra coscienza e mondo non si svolge direttamente e in modo per così dire paritetico, ma ricade sempre all'interno della coscienza stessa, come rapporto tra questa e il suo sapere del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Buco nero e coscienza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora passiamo a considerare cosa succede a Dave. A Dave, precisamente, accade questo: il mondo scompare a lui. Il mondo - inteso come termine generale di esperienza possibile - si sottrae all'astronauta mentre viene sottratta la coscienza di Hal; di conseguenza non c'è più, per la coscienza dell'astronauta, un mondo cui fare riferimento, non è più possibile alcun contatto.&lt;br /&gt;La coscienza diviene quindi mondo a sé stessa.&lt;br /&gt;Bisogna osservare che a Dave non capita semplicemente di restare solo con sé stesso: Dave vive la solitudine estrema di essere il superstite al termine del viaggio, colui al quale tocca in sorte la necessità del compimento nell'isolamento di sé stesso.&lt;br /&gt;La coscienza dell'astronauta, non avendo più nulla a cui riferirsi, diventa per sé stessa il riferimento costante, contemporaneamente e costantemente come soggetto percepente e oggetto percepito senza soluzione di continuità. Si tratta di un gioco di specchi in cui l'essere sé stessi e il sapere sé stessi vengono sbalzati specularmente all'infinito in un ininterrotto rimandarsi: in questo modo l'abituale unità della coscienza subisce una metamorfosi che probabilmente la rende degna di varcare l'ultima parte del viaggio: la tecnologica discesa nell'Ade.&lt;br /&gt;Il tunnel cromatico che Dave attraversa oltrepassando Giove, tuttavia, corrisponde inoltre ad un decisivo rovesciamento della narrazione filmica: la prospettiva con cui lo spettatore guarda fino a quel punto il film è la medesima prospettiva del monolito che dirime il destino dell'uomo; egli attraversa il tempo diegetico del film sullo stesso sguardo eterno del monolito: la forte unità compositiva del film deriva innanzitutto da questo.&lt;br /&gt;Osserviamo quindi l'estremità del viaggio attraverso lo sguardo di Dave avvinto dal silenzio, traccia dominante dell'ignoto piano teleologico del monolito: si è tentati di interpretare il "cartiglio" psichedelico, il diventa ciò che sei del megalite in una forma stravolta dell'agostiniano noli foras ire, intus redi (non uscire fuori, ritorna dentro).&lt;br /&gt;Tutto ciò può essere chiarito, a patto naturalmente di complicare ancor più le cose, introducendo una breve analisi di tipo fisico-astronomico rispetto all'ultima parte di "2001 Odissea nello Spazio" .&lt;br /&gt;Per l'esigenza narrativa del film, Giove, cioè il raggio della sua orbita, rappresenta infatti il limite entro il quale si considera che lo spazio sia euclideo e valga la fisica newtoniana (per gli astronomi tale distanza è stimabile in un centinaio di anni luce). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tunnel di colori che Dave attraversa - nuovamente a bordo della pecora/modulo spaziale - segna il passaggio nell'iperspazio, in cui si manifestano gli effetti previsti dalla Teoria della Relatività ristetta di Einstein, cioè la contrazione delle lunghezze e del tempo.&lt;br /&gt;A questo punto il sistema di riferimento cambia, e questo cambiamento, nella sua radicalità, svela ciò che forse era già noto: l'odissea nello spazio diviene il residuo di un'altra odissea: l'odissea nel tempo.&lt;br /&gt;Al limitare di Giove Dave supera infatti un orizzonte degli eventi. Cos'è un orizzonte degli eventi? Da un punto di vista fisico esso è il limite entro il quale c'è una zona di universo per noi visibile e percepibile, perché ci giunge la radiazione elettromagnetica; oltre tale limite - "Giove e oltre l'infinito"… - si trova invece una zona di universo da cui la radiazione elettromagnetica non riesce a sfuggire. Tale limite, perciò, non rappresenta per noi semplicemente il crinale che separa il visibile dall'invisibile, ma soprattutto le Colonne d'Ercole tra conoscibile e inconoscibile. Da una prospettiva astronomica un orizzonte degli eventi è il limite dell'universo, ovvero è il limite oltre il quale questo avrebbe una velocità di espansione maggiore di quella della luce.&lt;br /&gt;D'altra parte, su scala locale l'orizzonte degli eventi è la superficie di un buco nero.&lt;br /&gt;L'esistenza di un buco nero non è stata ancora definitivamente dimostrata sperimentalmente: esso è una previsione matematica che discende dalla Teoria della Relatività generale di Einstein.&lt;br /&gt;Ai fini di questa esposizione, tuttavia, ciò che ci interessa dire è che un buco nero è una regione di spazio che ha una natura metrica diversa dallo spazio che siamo soliti considerare.&lt;br /&gt;La natura di un buco nero ci fa immaginare un "luogo" radicalmente diverso da quello che conosce il senso comune; se noi potessimo osservarlo, potremmo misurarlo con una unità spaziale: il buco nero è tale, tuttavia, proprio perché non si può osservare. (Gli astronomi infatti vanno alla ricerca di fenomeni che avvengono nelle sue vicinanze).&lt;br /&gt;Oltrepassando ipoteticamente l'orizzonte degli eventi del buco nero, cioè entrandoci dentro, avremmo esperienza di una "località" non per così dire "geometrica", ma temporale, misurabile in unità di tempo: è l'universo visto da Chronos, l'universo osservato al di fuori dell'intelletto kantiano.&lt;br /&gt;Supponiamo allora che una navetta spaziale si diriga verso un buco nero: l'attrazione gravitazionale esercitata da esso la spingerebbe ad una velocità prossima a quella della luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L'allucinazione quadrimensionale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un osservatore inerziale (quindi non dotato di moto accelerato) che potesse vedere ciò che succede in quella navetta, vedrebbe gli eventi al suo interno svolgersi sempre più lentamente, ossia vedrebbe la contrazione del tempo come è descritta dalle trasformazioni di Lorentz.&lt;br /&gt;In base ad essa, tale spettatore non vedrebbe affatto l'astronave inabissarsi nell'orizzonte degli eventi: osserverebbe invece il fissarsi della sua immagine, poi il suo lento affievolirsi, come in una dissolvenza cinematografica.&lt;br /&gt;A Dave, perciò, tocca in sorte l'avventura di passare ad un livello di realtà semplicemente diverso dal nostro: siamo noi spettatori - inerziali - ad attribuire a tale stato il nome di allucinazione.&lt;br /&gt;Dal nostro breve excursus fisico-astronomico, infatti, abbiamo quantomeno guadagnato il concetto di cosa veda l'osservatore inerziale guardando la navetta spaziale approssimarsi al buco nero; basta avanzare solo di un poco nell'analisi, e noteremo che l'allucinazione sensoriale è la percezione di un'immagine fissa sull'orizzonte degli eventi da parte di tale osservatore. In altre parole, la fissità dello stato allucinatorio non è principalmente di Dave, ma nostra, poiché la nostra condizione inerziale ci permette solamente di guardare la fissità del volto di Dave mentre si porta al di là del buco nero, attraversando il tunnel cromatico.&lt;br /&gt;L'"esperienza della coscienza" dell'astronauta, dunque, è segnata dal suo oltrepassamento in un'altra condizione fisica; essa, nell'attraversamento della propria allucinazione quadridimensionale, è precisamente l'odissea nel tempo.&lt;br /&gt;A Giove corrisponde inoltre il cambiamento della prospettiva della narrazione del film; prima di Giove noi osservatori varchiamo i millenni insieme al monolito, successivamente la visione e l'esperienza sono affidate a Dave, che sopporta la complicazione ed il terrore della sua allucinazione nella settecentesca stanza bianca - cioè nella stanza in cui nasce la ragione soggettiva… -: osserviamo Dave vagare al suo interno, diffratto nelle sue identità multiple e simultanee, occupato in blande operazioni.&lt;br /&gt;Che cosa permette, tuttavia, che il nostro stesso sguardo di osservatori non sia allucinatorio, visto che il nostro sguardo è quello di Dave? Cosa sopravvive all'allucinazione, cosa mantiene la sua unità di tempo e spazio nonostante l'io di Dave sia trascorso ad uno stadio evolutivo che a noi non appartiene?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nulla, se non il cinema stesso che ci permette la visione, che ci affida il pericolo del vedere, e l'uomo stesso, che, in spregio degli dei, si arroga il diritto di guardare ciò che non gli è stato assegnato di guardare.&lt;br /&gt;La bianca stanza settecentesca è dunque il luogo ed insieme il tempo in cui osserviamo Dave attraversare in silenzio la sua allucinazione. È bene chiarire che essa non è affatto l'allucinazione sensoriale di stampo consumista, indotta cioè dall'assunzione di una sostanza che modifica in qualche modo la percezione del mondo circostante; è piuttosto riferibile all'allucinazione di tipo mistico-intellettuale, corrispondente ad uno stato di coscienza procurato da pratiche costanti e precise di meditazione e di riflessione.&lt;br /&gt;Dave, in altre parole, non arriva ad un certo punto ed esteriormente all'arbitrio soggettivo dello sballo: nel varcare l'orizzonte degli eventi, nell'attraversare la superficie del buco nero, egli varca nel contempo la superficie della coscienza e la coscienza in quanto superficie, sviluppando uno stato coscienziale di altro ordine, forse anche superiore al nostro, come pare indicare il "Così parlò Zarathustra" di Strauss del finale del film.&lt;br /&gt;Questa evoluzione della coscienza accade nella stanza bianca di ambientazione settecentesca: com'è noto, il Settecento è storicamente il secolo della liberazione dell'uomo da parte della ragione, e precisamente da parte della ragione soggettiva, dalle tenebre della superstizione e dell'ignoranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dave, moltiplicato in più identità, vive perciò il suo Settecento nella forma della liberazione dalla stessa ragione soggettiva: ciò che Dave supera di essa è il riferimento all'Io di marmorea unità cartesiana, strutturato secondo la rettilinea connessione esplicativa di causa ed effetto, ancorata al tempo cronico, cioè a quel modo del tempo che prevede un passato, un presente e un futuro rigidamente ordinati.&lt;br /&gt;Questa è la struttura coscienziale che Dave abbandona, ed è anche il modello di coscienza di Hal che, come abbiamo visto, fallisce e viene disintegrato.&lt;br /&gt;In conclusione: la prospettiva mitica di "2001 Odissea nello Spazio" fa apparire il monolito là dove si prepara per l'uomo l'evoluzione ad uno stadio superiore; la scimmia procede verso l'uomo attraverso la scoperta della tecnica, il cui rappresentante ultimativo è Hal.&lt;br /&gt;Il modello di coscienza tecnico/cartesiano di Hal, nell'avanzare dell'evoluzione dell'uomo, viene superato, non senza la disperazione e la solitudine che tale incremento di autocoscienza comporta.&lt;br /&gt;Al termine del viaggio rimane dunque a brillare nello spazio solamente l'hybris: solo la tracotanza del cinema di voler vedere l'invisibile, solo la tracotanza dell'uomo di voler guardare con lucidità l'allucinazione conduce all'ultima tappa di questo processo, in cui si afferma, slargato nello spazio, un nuovo io cosciente ed una nuova coscienza dell'io.&lt;br /&gt;Rimane da chiedersi, oggi, chi sia questa coscienza, cosa voglia, cosa veda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/10722100-113233275818482493?l=polimathia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polimathia.blogspot.com/feeds/113233275818482493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=10722100&amp;postID=113233275818482493' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113233275818482493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/10722100/posts/default/113233275818482493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polimathia.blogspot.com/2005/02/2001-odissea-nello-spazio.html' title='2001 Odissea nello Spazio - un&apos;interpretazione cri(p)tica'/><author><name>Luca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12507965077311176639</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
